La grande ribellione di Budicca

Sotto la guida della regina degli iceni Budicca, tra il 60 e il 61 d.C. i britanni si ribellarono al recente dominio dei romani i quali, oltre a essere smodatamente avidi, avevano riservato un trattamento ignobile alla stessa sovrana e alle sue figlie, che erano state stuprate e umiliate. Roma schiacciò la rivolta con una brutale repressione

Nell’evocativo ritratto di Budicca tracciato per i lettori romani oltre cent’anni dopo la morte della regina guerriera, Cassio Dione scrive che la sovrana riunì sotto di sé un enorme esercito, quantificato dallo storico in 120mila uomini e donne. Da una tribuna rialzata, la britanna di sangue nobile parlò ai suoi seguaci esortandoli a prendere le armi. Molto alta e terrificante, con una massa di capelli ramati che le arrivavano sotto la vita, impugnava una lancia e portava una collana d’oro e una tunica colorata sotto un pesante mantello chiuso con una spilla.

​Budicca incita i britanni a difendere le loro terre dagli invasori romani

​Budicca incita i britanni a difendere le loro terre dagli invasori romani

Foto: National portrait gallery, London / Scala, Firenze. Colore: Santi Pérez

Questa è l’unica descrizione dettagliata di una persona britanna del periodo romano che sia arrivata fino a noi. Va però presa con le pinze. Non sappiamo da dove Dione abbia attinto le informazioni e il suo ritratto può essere per buona parte inventato. L’autore classico dipinge l’atteggiamento e le sembianze di Budicca – la sua attitudine al comando, il suo incitamento alla battaglia e la sua statura – come inconsueti in una donna secondo gli standard romani. La regina impugna una lancia che ne enfatizza l’aspetto marziale, cosa ritenuta poco appropriata per una domina. E le vengono attribuiti capelli sciolti e abiti colorati, che i lettori di Dione avrebbero percepito come culturalmente barbari. La collana, o torque, un monile maestoso, nell’Età del ferro britannica era simbolo di uno status sociale elevato. Questo vivido brano di propaganda romana ha incontrato il favore dei lettori anche in epoche successive, ispirando artisti e poeti nei secoli a venire.

Fomentatrice della rivolta

Nel discorso a lei attribuito da Cassio Dione, Budicca espone le ragioni della rivolta, in prima istanza l’avidità dei romani, che si impossessavano delle terre ed esigevano tributi onerosi. I britanni reagirono infuriandosi, sollevandosi in una resistenza armata che sfociò in un gran numero di vittime su entrambi i fronti e quasi causò la fine della provincia romana. Gli eventi in questione vengono convenzionalmente fatti risalire agli anni 60-61 d.C., anche se è probabile che la rivolta fosse già terminata alla fine del 60. Questo è quanto fanno pensare le informazioni ricavate dalle tavolette romane recentemente ritrovate durante gli scavi per la realizzazione del quartier generale di Bloomberg, a Londra, le quali indicano che, all’epoca in cui furono scritte, Londinium era già tornata a essere un fiorente centro commerciale. Gli scritti di Tacito della fine del primo secolo forniscono ulteriori dettagli sulla rivolta. Egli annota che Budicca era moglie di Prasutago, sovrano del popolo degli iceni. Quando il “re cliente” dell’impero romano morì, lasciò le sue ricchezze e le sue terre alle figlie e all’imperatore Nerone. Tacito scrive che gli amministratori imperiali, però, ignorarono le disposizioni del sovrano deceduto: confiscarono tutto ciò che gli era appartenuto e fecero picchiare Budicca e violentare le figlie. Spinti alla rivolta, gli iceni di Budicca si unirono a tribù confinanti come i trinovanti, anch’esse scontente dell’invasore, per ribellarsi ai romani.

Nel 60 d.C. l’idea della Britannia come provincia romana era nuova. La campagna militare imperiale durava da circa 17 anni, cioè da quando nel 43 d.C. un ingente esercito era approdato nel Kent e aveva riportato un’importante vittoria, che si era conclusa con la resa di undici re britanni a Colchester, nell’Essex. L’imperatore Claudio, predecessore di Nerone, era venuto di persona da Roma per vedere con i suoi occhi la vittoria, accompagnato da membri eminenti del senato romano e un seguito che includeva elefanti da guerra.

La popolazione dell’antica Britannia non era unita nella resistenza contro i conquistatori, essendo composta da un gran numero di popoli e tribù indipendenti. Prasutago doveva essere stato nominato sovrano cliente dei romani nella provincia icena dopo l’invasione del 43 d.C. Questo significa che sia lui sia la sua famiglia si consideravano alleati di Roma. Fino al 60 d.C. le legioni romane avevano conquistato gradualmente buona parte della Gran Bretagna meridionale e orientale, dopodiché la rivolta di Budicca, con tutto ciò che comportò, ritardò ulteriori annessioni alla provincia.

​In questa ricostruzione i veterani di Camulodunum affrontano l’ultimo assalto dei ribelli sui gradini del tempio dedicato all’imperatore Claudio

​In questa ricostruzione i veterani di Camulodunum affrontano l’ultimo assalto dei ribelli sui gradini del tempio dedicato all’imperatore Claudio

Foto: Peter Dennis / Osprey Publishing

Nel 60 d.C. la Britannia era governata da Gaio Svetonio Paolino, console romano, responsabile della gestione del territorio e del suo controllo militare. Tacito racconta che Svetonio marciò contro la roccaforte druida sull’isola sacra di Anglesey, dove si trovò di fronte donne vestite di nero che, come furie, dalla riva opposta lanciavano maledizioni sui soldati romani che tentavano di attraversare le acque. L’attacco all’isola sacra infiammò probabilmente gli animi dei britanni. Comunque il governatore fu costretto a ritirare le sue truppe a causa di sviluppi legati alla rivolta di Budicca, nella Britannia meridionale.

A ferro e fuoco

I britanni lanciarono l’attacco contro Camulodunum, la colonia romana a Colchester. L’insediamento era il principale simbolo culturale dell’occupazione romana in Britannia, dove Claudio aveva accettato la resa dei re locali nel 43 d.C. Camulodunum era stata la più importante base militare romana fino al 50 d.C., quando la fortezza era stata rimpiazzata da una colonia romana: una città con case ed edifici pubblici e industriali, frequentati da commercianti. Lì era stato costruito il massiccio e imponente tempio in pietra in stile classico romano consacrato al culto dell’imperatore Claudio, per commemorarne la conquista. I seguaci di Budicca incendiarono l’edificio distruggendolo completamente, senza lasciare in piedi nemmeno una pietra. E decapitarono la statua bronzea dell’imperatore, che probabilmente si trovava esposta in un luogo pubblico, come il foro di Camulodunum. La testa fu ritrovata nel 1907 nell’Alde, un fiume del Suffolk a 60 chilometri da Colchester, ed è ora in mostra al British Museum.

I ribelli sterminarono tutti gli abitanti di Londinium che non si erano uniti alla colonna di Svetonio Paolino, il quale aveva rinunciato a difendere l’insediamento

Dopo avere sconfitto l’unità dell’esercito romano inviata a proteggere la colonia, i britanni si spostarono a occidente, verso Londinium. Rapidamente costruito sulle rive del Tamigi, l’insediamento romano dell’attuale Londra era il secondo centro urbano più importante della provincia imperiale in via di sviluppo. Svetonio Paolino e i suoi soldati marciarono sulla città, ma decisero di non dare battaglia ai britanni in quel luogo. Gli abitanti fuggirono prima che l’insediamento fosse attaccato. Tacito racconta anche che Verulamium, la città romana sviluppatasi vicino a St Albans, nell’Hertfordshire, subì lo stesso destino. A Londinium, Camulodunum e Verulamium gli archeologi hanno scoperto spessi strati di bruciato risalenti al 60 d.C., una testimonianza della furiosa reazione britanna alla dominazione romana. Tacito scrive del barbaro trattamento riservato agli abitanti di queste città dai rivoltosi, osservando che si stimava che fossero stati uccisi un totale di 70mila tra romani e abitanti della provincia.

L’immagine rappresenta la città di Londra una volta ripresasi dall’assalto di Budicca, finalmente circondata da mura. La grande piazza porticata visibile al centro corrisponde al foro

L’immagine rappresenta la città di Londra una volta ripresasi dall’assalto di Budicca, finalmente circondata da mura. La grande piazza porticata visibile al centro corrisponde al foro

Foto: Look and Learn / Bridgeman / Aci

La rivolta sedata

Svetonio Paolino preparò il suo piano di battaglia per affrontare i ribelli di Budicca. In una valle protetta alle spalle da una foresta decise di schierare un esercito di circa 10mila soldati della quattordicesima e ventesima legione, supportati da ausiliari. I romani erano in netta ed evidente minoranza rispetto ai britanni, i quali a loro volta erano talmente sicuri della vittoria da sistemare le proprie famiglie su carri con vista sul sito della battaglia. È possibile che tra i guerrieri di Budicca ci fossero delle donne. Tacito narra che la regina si aggirava per il campo su una biga, incoraggiando i seguaci:«Passava davanti a loro proclamando che era già abitudine che i britanni lottassero al comando di donne, ma che in quell’occasione non si trattava di vendicare il suo regno e la sua fortuna, nonostante lei fosse figlia di grandi genitori, ma la sua libertà perduta, il suo corpo sfinito dai colpi, il pudore delle sue figlie schiacciato». Insomma, la regina si presentava come l’ennesima vittima dei romani e incitava i suoi guerrieri ricordandogli che in precedenza avevano sconfitto la legione che era venuta in aiuto a Camulodunum e che loro erano molti di più rispetto ai nemici. «Bisognava vincere, oppure morire. Questa era la sua decisione in quanto donna: se gli uomini volevano vivere come schiavi, affari loro».

Il luogo esatto in cui si sarebbe svolta la battaglia tra l’esercito di Svetonio Paolino e i seguaci di Budicca è stato oggetto di molte speculazioni, ma del sito non si è mai trovata traccia. È probabile che la battaglia sia avvenuta da qualche parte nelle Midland inglesi, mentre i britanni, saccheggiata Verulamium, si accingevano a spostarsi verso qualche altra città romana.

La descrizione di Tacito fa pensare che i seguaci di Budicca non fossero molto organizzati per gli standard romani. I britanni utilizzavano le bighe proprio come avevano già fatto un secolo prima, all’epoca delle campagne d’invasione di Giulio Cesare, nel 55 e 54 a.C. Sappiamo anche che nella società dell’Età del ferro britannica le persone di status elevato si facevano a volte seppellire distese in questi carri da battaglia (frammenti di allestimento di bighe sono stati ritrovati durante alcuni scavi archeologici nello Yorkshire orientale, dove questo tipo di sepoltura era una tradizione). In ogni caso, l’enorme superiorità numerica dei ribelli venne sconfitta dalla disciplina dei soldati dell’impero.

Budicca con le figlie

Budicca con le figlie

Foto: Anthony Hatley / Alamy / Aci

Tacito riporta che, dopo la battaglia, Budicca si avvelenò. E a seguito della vittoria, probabilmente, le truppe romane raccolsero tutte le armi rotte, seppellendo i nemici morti in grandi fosse o bruciandone i corpi. L’unica traccia della battaglia potrebbero essere grandi fosse piene di scheletri smembrati, e forse un giorno questo sito verrà trovato. Il resoconto della battaglia finale di Budicca trasmessoci da Cassio Dione è alquanto diverso. Lo storico racconta che la regina si ammalò e morì, e che ebbe una cerimonia di sepoltura molto elaborata. Generazioni di archeologi, dal XVI al XIX secolo, hanno cercato il luogo di sepoltura della guerriera in svariate località, tra cui Stonehenge e la stazione di Charing Cross. Dei rituali funerari del popolo di Budicca, gli iceni, abbiamo poche testimonianze. In generale si sa che nella Gran Bretagna dell’Età del ferro molti cadaveri, invece di essere cremati o sepolti, erano posti in luoghi specifici dove venivano disseccati dagli elementi.

Non è stato ancora identificato il luogo esatto in cui si svolse lo scontro decisivo, avvenuto probabilmente dopo il saccheggio di Verulamium

Le rappresaglie romane per la ribellione dei britanni furono severe, e Tacito narra di insediamenti devastati dal fuoco e dalle spade. Anche se è stato difficile trovare prove archeologiche delle azioni dei romani dopo la sconfitta di Budicca, scavi recenti a Londra hanno localizzato una fortificazione a Plantation Place, costruita come base per le truppe fatte arrivare in aiuto a Svetonio Paolino dalla Germania, nell’ambito della sua campagna per restaurare l’ordine nella provincia. Anche le tavolette trovate durante gli scavi fatti nel terreno dell’edificio Bloomberg a Londra testimoniano che, nel decennio successivo alla rivolta, le unità militari romane passavano dal porto ripristinato di Londinium. In ogni caso il forte impatto di questi scontri sulla Gran Bretagna ritardò l’avanzata romana di almeno un decennio.

Il lascito di Budicca

I lettori dei racconti sulla rivolta scritti da Cassio Dione e da Tacito prendevano in genere le parti degli uni o degli altri. Tacito presenta entrambi i punti di vista, descrivendo le provocazioni alle quali i britanni venivano sottoposti da parte dei conquistatori. Pur essendo membro del senato romano, lo storico non era un ammiratore delle dittature e utilizzò la rivolta per mettere in discussione il modo in cui la provincia era gestita. Entrambi gli autori descrivono, d’altronde, la barbarie dei britanni e in particolare il trattamento disumano che riservavano alle donne e ai bambini prigionieri.

Non c’è alcuna indicazione che la ribellione si fosse diffusa tra le popolazioni a sud del Tamigi. Alcune tribù britanne continuarono a collaborare con i romani anche durante la rivolta. Si ritiene, ad esempio, che Cogidubnus, che governò nel sud della provincia, abbia continuato a sostenerli, e che Nerone lo abbia ricompensato per questo aumentando la sua influenza dopo la sconfitta dei britanni e regalandogli il palazzo di Fishbourne, nel West Sussex. È possibile che, senza la lealtà di Cogidubnus, i romani avrebbero perso la Britannia. Non sappiamo se gli eventi scatenati da Budicca abbiano in qualche modo avuto influenza sui britanni, una volta sedata la rivolta. A parte quelle di Tacito e Dione non sono sopravvissute testimonianze scritte che possano informarci al riguardo. Dopo avere ripristinato la propria autorità, i romani ripresero la conquista della Britannia; nell’84 d.C., il governatore Gneo Giulio Agricola aveva già annesso gran parte del nord. I romani non riuscirono però a conquistare le Highland scozzesi, cosicché, alla fine del I secolo, la provincia della Britannia arrivava a comprendere il territorio a sud del Vallo di Adriano.

In alto, il teatro di Verulamium (St Albans) nel II secolo d.C., quando la ribellione di Budicca era ormai un ricordo

In alto, il teatro di Verulamium (St Albans) nel II secolo d.C., quando la ribellione di Budicca era ormai un ricordo

Foto: Verulamium Museum / Bridgeman / Aci

Nel corso dei secoli l’immagine della regina guerriera ha conosciuto nuove fortune. Dopo la riscoperta degli scritti di Tacito nel XVI secolo, durante il Rinascimento fu spesso associata a Elisabetta I d’Inghilterra. E se durante il XVII secolo venne considerata in modo molto più critico come una barbara senza controllo, i vittoriani reinventarono Budicca – o Boadicea, come era conosciuta all’epoca – come una valorosa paladina dell’autonomia della nazione britannica. Durante il XX secolo divenne un’icona per le suffragiste e un simbolo della resistenza al potere imperiale. E per finire, nel 2017, Teresa May è stata soprannominata “la Budicca del Brexit”.

Anche se un paragone tra l’Unione Europea e l’impero romano può considerarsi profondamente sbagliato, l’evocazione dimostra la forza che l’immagine di Budicca ancora possiede nella Gran Bretagna di oggi.

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