La grande naumachia di Augusto

Nell’anno 2 a.C. l’imperatore Augusto organizzò una spettacolare battaglia nella quale si affrontarono circa trenta navi

Le naumachie erano uno dei tanti svaghi dei romani, come le lotte di gladiatori (munera gladiatoria) e la caccia agli animali esotici (venatio). Tutti questi spettacoli, che attiravano migliaia di persone di ogni classe sociale, non servivano soltanto per intrattenere, ma anche per sfoggiare le virtù virili tanto apprezzate dai romani – la gloria, il coraggio, la resistenza, il valore –, e allo stesso tempo rendevano evidente agli avversari la grande ricchezza di Roma e il suo potere, la forza della civiltà romana.

Checa ricostruisce una naumachia a Roma al cospetto dell’imperatore. 1894. Museo Ulpiano Checa, Colmenar de Oreja

Checa ricostruisce una naumachia a Roma al cospetto dell’imperatore. 1894. Museo Ulpiano Checa, Colmenar de Oreja

Foto: Museo Ulpiano Checa, Colmenar de Oreja

La naumachia fu lo spettacolo più complesso tra quelli messi in scena nell’antica Roma. Si trattava della rappresentazione teatrale di una battaglia che aveva avuto luogo realmente nel passato, al punto che i partecipanti (chiamati naumachiariisi vestivano con le uniformi dei due schieramenti opposti. Tra molte altre, vennero messe in scena anche battaglie tra ateniesi e persiani o tra rodiesi e siculi.

Questo non significa che lo spettacolo fosse una semplice simulazione. Al contrario, si trattava di veri e propri combattimenti nei quali violenza, sangue e annegamenti erano una costante, uno spettacolo terribile e macabro quanto le lotte di gladiatori. Per questo motivo, i combattenti erano prigionieri di guerra e condannati a morte, anche se potevano partecipare anche uomini liberi.

La celebrazione di una naumachia richiedeva una grande pianificazione, oltre a un’infrastruttura gigantesca e molto costosa. Per poter mettere in scena una naumachia dovevano esistere diverse condizioni favorevoli: avere un’ingente quantità di denaro da spendere, disporre di un luogo appropriato, costruire le imbarcazioni che vi avrebbero preso parte e poter contare su un numero sufficiente di prigionieri.

Naumachia Augusti. Acquerello di Jean-Claude Golvin. Musée départemental Arles antique

Naumachia Augusti. Acquerello di Jean-Claude Golvin. Musée départemental Arles antique

Foto: Édtions Errance

Per celebrare l’inaugurazione del tempio di Marte Ultore nel 2 a.C., l’imperatore Augusto fece realizzare un enorme bacino artificiale sulla sponda destra del Tevere, circondato da gradinate. Il complesso venne chiamato Naumachia Augusti e rimase in uso almeno sino alla fine del I secolo d.C. (al tempo dei Severi era ormai distrutto). Qualche cenno descrittivo ci è dato dallo stesso Augusto e dallo storico Plinio, ma poiché non si sono conservati resti della struttura e non si conosce la sua ubicazione esatta, il disegno qui sopra è solo una ricostruzione del tutto ipotetica.

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Il bacino misurava, secondo Augusto, 533 per 355 metri. Poiché la profondità doveva essere di almeno 1,5 m, conteneva 200mila metri cubi d’acqua. Era rifornito dall’acqua proveniente dall’Aqua Alsietina, un nuovo acquedotto con una portata di 24mila metri cubi al giorno.  Le navi, a quanto pare, entravano nella laguna dal Tevere attraverso un canale navigabile.

Augusto ordinò di rappresentare la battaglia di Salamina, che nel 480 a.C. mise di fronte greci e persiani. Lo spettacolo è raccontato da lui stesso nelle sue Res Gestae: «Allestii pel popolo uno spettacolo di combattimento navale al di là del Tevere, laddove ora c’è il bosco dei Cesari (scavato il terreno per 1800 piedi di lunghezza e per 1200 di larghezza). In esso vennero a conflitto trenta navi rostrate triremi o biremi, e, più numerose, di stazza minore; in questa flotta combatterono, a parte i rematori, circa tremila uomini».

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