La Gioconda Torlonia: una copia o un originale?

Gli esperti hanno datato la Gioconda Torlonia, una copia del celebre quadro di Leonardo trovata a Montecitorio. Il dipinto risale al XVI secolo, probabilmente agli anni del soggiorno romano del maestro

È stata recentemente riaperta la discussione circa l’attribuzione della Gioconda Torlonia, un olio su tavola che raffigura la famosa Monna Lisa leonardiana. L’opera, trovata nell’ufficio della questura di Montecitorio, divide i critici: c’è chi la ritiene una copia del XVIII secolo e chi, invece, sarebbe propenso a vedervi un originale del pittore toscano. Cinzia Pasquali, che ha coordinato i lavori di restauro dell'opera, dà ragione a chi sostiene si tratti di un dipinto del XVI secolo, di poco successivo agli anni in cui fu realizzato il celebre ritratto oggi conservato al Louvre. Fin da subito considerata uno dei capolavori della storia dell’arte europea, la Monna Lisa vanta numerose copie, alcune delle quali si sono rivelate molto utili per ricostruire l’evoluzione dell’opera di Leonardo e della sua ricezione.

La Monna Lisa di Leonardo da Vinci

La Monna Lisa di Leonardo da Vinci

Foto: Pubblico dominio

Leonardo a Roma

Tra il 1513 e il 1517 Leonardo fu a Roma, ultima tappa italiana del lungo errare che l’avrebbe portato, insieme alla Gioconda, presso la corte del re di Francia Francesco I. Di questo periodo non sono rimaste molte tracce: delle composizioni pittoriche di quegli anni, come Leda col cigno e una Madonna con bambino realizzata per Baldassarre Turini da Pescia, non sono pervenute che le testimonianze di chi le aveva ammirate. Sappiamo, però, che a Roma il maestro tenne una bottega, frequentata dai più importanti artisti del tempo, allora alle dipendenze della curia papale. Per esempio, in quegli anni, a lavorare nella capitale dello stato pontificio vi era Raffaello Sanzio, chiamato da papa Giulio II nel 1508 per affrescare le stanze della sua residenza, oggi parte dei Musei vaticani. Proprio in uno di questi affreschi, La scuola di Atene (1509-1511), Raffaello omaggiò Leonardo, ritraendolo nei panni di Platone e riconoscendolo, così, come una delle personalità più importanti della cultura occidentale.

Platone e Aristotele, dettaglio de 'La scuola di Atene' di Raffello. Platone, a sinistra, è rappresentato con l'aspetto di Leonardo

Platone e Aristotele, dettaglio de 'La scuola di Atene' di Raffello. Platone, a sinistra, è rappresentato con l'aspetto di Leonardo

Foto: Pubblico dominio

La Gioconda Torlonia

Un altro tassello importante nella ricostruzione del periodo romano è rappresentato proprio dalla Gioconda Torlonia. L’opera è conosciuta con questo nome perché era appartenuta alla collezione Torlonia, definita dagli storici dell’arte come la più importante collezione privata d’arte antica al mondo. Dalla famiglia Torlonia fu poi ceduta a palazzo Barberini, e da questo al governo italiano, intorno al 1925. Considerata niente di più che una copia, l’opera rimase per anni nei depositi di Montecitorio, fino a essere utilizzata come pezzo d’arredamento nell’ufficio della questura. Soltanto nel 2019 l’Accademia dei Lincei la chiese in prestito per l’esposizione Leonardo a Roma. Influenze ed eredità, allestita a villa Farnesina.

Antonio e Maria Forcellini, curatori della mostra, hanno spiegato la scelta di esibire una copia fino a quel momento considerata irrilevante sostenendo che la tecnica pittorica risulta molto simile a quella utilizzata da Leonardo, tanto da far supporre che questi possa avervi messo mano durante l’esecuzione. In particolare, nel catalogo della mostra i due studiosi affermano che i tratti del paesaggio e le velature degli incarnati «sono di una trasparenza che echeggia in maniera puntuale la tecnica esecutiva di Leonardo operata nel dipinto del Louvre». La tesi sarebbe quella, dunque, di una chiara derivazione dell’opera dalla bottega leonardesca. Tra i documenti a supporto di questa teoria figurano quelli che attestano la presenza del dipinto nella collezione Dal Pozzo, raccolta tra il cinquecento e il seicento: ben prima dunque della datazione settecentesca proposta da alcuni critici.

La Gioconda Torlonia

La Gioconda Torlonia

Foto: ANSA

Intorno al 2020 sono iniziati i lavori di restauro del dipinto, condotti da Cinzia Pasquali, già nota nell’ambito degli studi su Leonardo per aver condotto quello che è stato definito “il restauro del secolo”, ovvero la pulitura di Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino (1510-1513). «Il dipinto è molto interessante. Non possiamo escludere che Leonardo abbia partecipato alla sua realizzazione» ha dichiarato la restauratrice qualche tempo fa. «Mi fido dei documenti, e questi dicono che l’opera era già nella collezione Dal Pozzo e dunque è del cinquecento. Lo confermano anche le analisi».

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L’importanza delle copie

Le copie della Monna Lisa realizzate nel corso della storia sono numerose: a volte eseguite per ragioni di studio, altre intese come omaggi al pittore toscano. La loro rilevanza non dipende soltanto dal valore artistico, in alcuni casi conclamato, ma anche dalla qualità delle analisi comparate che possono essere svolte con l’originale, per mettere in luce ulteriori dettagli della sua genesi e ricezione. Il ritratto di Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, iniziato nel 1503 da Leonardo, è noto per le difficoltà che la sua conservazione richiede. Per queste ragioni gli studiosi si sono spesso rivolti alle copie per comprenderne i motivi tecnici e la storia.

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Per esempio, l’ottimo stato di conservazione della copia ora esposta al museo del Prado ha permesso di porre ulteriori interrogativi. Il soggetto rappresentato possiede sia le sopracciglia, sia le fossette, che nel dipinto del Louvre sono assenti. Essendo attribuito a un allievo diretto di Leonardo e realizzato secondo molti in una delle sessioni in presenza di Lisa Gherardini, diversi studiosi hanno ipotizzato, seguendo la testimonianza del Vasari, che tali dettagli fossero inizialmente presenti nell’opera del maestro, ma che o il tempo o la le continue manipolazioni del suo autore ne abbiano provocato la rimozione. Se, dunque, anche la Gioconda Torlonia fu realizzata nella bottega di Leonardo, sarà possibile istituire delle comparazioni con l’originale, in modo da mettere in luce le tecniche utilizzate e la struttura della composizione, oltre che rispondere agli interrogativi che nei secoli hanno riguardato il capolavoro di Leonardo Da Vinci.

Copia della Gioconda conservata al Museo del Prado a Madrid

Copia della Gioconda conservata al Museo del Prado a Madrid

Foto: Pubblico dominio

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