Ermafroditi, storie del "terzo sesso"

Tra il XVII e il XIX secolo l’ossessione per la medicalizzazione e l’addomesticazione di corpi e comportamenti umani portò medici e giuristi a scandagliare centimetro per centimetro l’intimità e le bizzarrie corporee delle persone "genitalmente doppie"

Alla periferia della periferia del genere umano, tra gli emarginati e i derelitti che la storia sociale ha tra i propri oggetti d’indagine, sta una particolare schiera d’individui. Si tratta di esseri umani che, «deviando dalle più frequenti e ordinarie conformazioni», infrangevano la regola della divisione sessuale tra maschile e femminile. Le persone “genitalmente doppie” – che presentavano su di sé segni evidenti o appena accennati degli organi sessuali dell’uomo e della donna – fino al XIX secolo subirono indagini corporee, processi e condanne determinati dalla loro condizione extra-ordinaria. Le ricerche sull’ermafroditismo​ – condizione di presenza contemporanea nello stesso individuo del testicolo e dell’ovaio, oppure di un organo costituito da tessuto ovarico e da tessuto testicolare – erano andate moltiplicandosi a partire dal XVI secolo: «Sembrava che, in pieno sedicesimo secolo, il problema della bisessualità fisicamente intesa fosse stato all’improvviso messo all’ordine del giorno della riflessione sopra i “segreti” dell’essere umano» scrive lo storico Valerio Marchetti. Se l’ermafroditismo era considerato una condizione patologica, l’ermafrodito era a pieno titolo un monstrum (un mostro) e la sua intimità, scandagliata centimetro per centimetro, diventava oggetto dei discorsi dei sapienti e dunque potenti.

Rappresentazione medioevale dell'androgino (XII secolo)

Rappresentazione medioevale dell'androgino (XII secolo)

Foto: Pubblico dominio

Adamo bisessuale

Posto sotto la lente d’ingrandimento della scienza, l’ermafrodito rappresentava dunque un errore, uno scherzo della natura. Era però nelle fabulae, nei miti fondativi occidentali e in alcune dottrine del cristianesimo antico che l’ermafrodito «riceve il suo riscatto […] si riabilita, anzi raddoppia il suo valore quale condizione unitaria di perfezione, corrispondente a una concezione del mondo che vede agli inizi un essere primordiale uomo-donna, un Uno-tutto» annota la storica Donatella Di Meglio. Dio, Cristo e soprattutto Adamo venivano rappresentati secondo uno schema bisessuale o asessuale. La tesi della bisessualità originaria è presente nello gnosticismo cristiano, in alcuni testi talmudici e nell’esegesi rabbinica. Il teologo bizantino Massimo il Confessore (580-662) scrive che «il Cristo ha riunito i due sessi nella sua natura, perché resuscitando non era né maschio né femmina, pur essendo nato e morto maschio». Secondo l’Evangelo gnostico di Filippo (II-III secolo) «quando Eva era in Adamo non esisteva la morte, ma quando si separò da lui ebbe principio la morte»; ma ancor di più nell’Evangelo di Tommaso (circa 120-140 d.C.) «quando uno si troverà una sola cosa in sé sarà pieno di luce. Quando sarà separato, sarà pieno di tenebre». Il punto di contatto tra credenze diverse era l’androginia – condizione di chi possiede gli organi sessuali maschili e femminili – di Adamo, che come disse Rabbi Isaac (1534-1532) «fu creato come doppia persona maschio e femmina. Egli [Dio] lo segò in due e così furono formate due persone, una dall’est e una dall’ovest».

L'androgino alchemico, da un testo di Michael Maier intitolato 'Symbola Aureae Mensae' (1617)

L'androgino alchemico, da un testo di Michael Maier intitolato 'Symbola Aureae Mensae' (1617)

Foto: Pubblico dominio

Ermete e Afrodite

Il termine “ermafrodito” in uso nelle culture occidentali trae la propria origine dall’incapacità di Ermete e Afrodite di prevalere l’uno sull’altra nel trasmettere il carattere sessuale al proprio figlio, «nel cui leggiadro viso la beltade d’ambedue i genitori conoscea. Onde il nome di quelli ebbe sortito che suona in grechi accenti ermafrodito» scrive Publio Ovidio Nasone nelle Metamorfosi. Sempre secondo il racconto del poeta latino, del giovane figlio di Mercurio e Venere s’invaghì Salmace, ninfa di una fonte della Caria in Anatolia la quale, subito il rifiuto del giovane, pregò gli dei affinché i loro due corpi si congiungessero l’uno nell’altro così strettamente da formarne uno solo. Ciò le fu accordato: Ermafrodito, che era entrato nella fonte, divenne un essere metà uomo e metà donna. Rivolgendosi agli dei, Ermafrodito ottenne che tutti coloro i quali si fossero bagnati nella stessa fontana subissero la medesima trasformazione.

Ermafrodito e la ninfa Salmace un attimo prima di fondersi. François-Joseph Navez (1829)

Ermafrodito e la ninfa Salmace un attimo prima di fondersi. François-Joseph Navez (1829)

Foto: Pubblico dominio

Crimine abominevole

«Dev’essere bruciata viva e il suo corpo ridotto in cenere, i suoi beni e la sua eredità acquisiti e confiscati alla Corona». Nella Normandia d’inizio XVII secolo il sostituto procuratore del re condannò Marie Lemarcis alla pena capitale per aver commesso atti di libidine contrari alla legge. Marie, che per vent’anni aveva indossato abiti femminili, improvvisamente decise di assumere il nome di Marin al fine di congiungersi con Jeanne Lefebvre, l’amata compagna che già da molto tempo «aveva conosciuto carnalmente». Il fatto ruppe la tranquillità della cittadina di Montivilliers. Fu istruito un processo nel quale Marie fu accusata di aver preso a torto l’abito maschile, di aver abusivamente usurpato il nome virile, di aver voluto simulare il sesso dell’uomo, di aver commesso insieme a Jeanne un crimine di sodomia e lussuria abominevole, infine di aver usato «il sacro mantello del matrimonio per abusare più liberamente del suo sesso». Nonostante la constatazione di più di un chirurgo che Marie «era una donna in tutte le sue parti» e le testimonianze di due donne «le quali deposero che Marie aveva avuto, per più e numerose volte, le sue naturali mestruazioni», l’accusata sostenne con forza che «le sue parti virili si sono sempre tenute nascoste all’interno del suo corpo e non uscivano fuori se non quando compiva le opere del matrimonio». In altri termini, dal banco degli imputati la donna ebbe a dire che «da quando era nelle mani della giustizia la verga non solo si era ritirata nel suo fodero […] ma non era così grande come d’abitudine, non raggiungendo che la grossezza e la lunghezza d’un pollice».

Ermafrodito in un affresco romano di Ercolano

Ermafrodito in un affresco romano di Ercolano

Foto: Pubblico dominio

La tutela legale delle due donne spettò in particolare al medico Jacques Duval, il quale addusse in difesa di Marie/Marin le prove che «le parti genitali di questo ermafrodito, per la grande umidità e frigidità del corpo, sono state formate e ritenute all’interno». In altri termini: solo grazie ai «pensieri amorosi e agli spiriti che confluiscono nell’apparato genitale» la parte maschile di Marie/Marin riusciva a emergere e affermarsi. Duval sostenne pure il diritto alla «esistenza del corpo umano nello stato e nella sostanza in cui la natura l’ha voluto formare». La corte alla fine diede ragione alla difesa delle due donne: Marie/Marin portava in sé «qualche cosa che lo faceva e lo rendeva differente dalle donne: era questo membro virile nascosto all’interno, a causa del quale il nome di ermafrodito gli compete e gli appartiene». Per questo la pena di morte fu annullata, ma Lemarcis ricevette l’ingiunzione di «riprendere l’abito da donna e di continuare a indossarlo fino all’età di venticinque anni [all’epoca ne aveva ventuno]», insieme al divieto «di abitare con alcuna persona dell’uno e dell’altro sesso sotto pena della vita».

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La confessione di Alexina

«Ho venticinque anni e, sebbene ancora giovane, mi avvicino, non c’è da dubitarne, al termine fatale della mia esistenza. Ho molto sofferto, e ho sofferto solo! Solo! Abbandonato da tutti!». È l’incipit delle drammatiche memorie dell’ermafrodito Adelaide Herculine Barbin, ritrovate dal filosofo e sociologo francese Michel Foucault in una rivista di medicina pubblicata nel 1874 e recanti la firma di Ambrose Tardieu, docente di medicina legale alla Sorbona. Quella della giovane insegnante “Alexina” – com’era conosciuta Adelaide Herculine – è una storia di amori segreti in un collegio di religiose orsoline e di una drammatica scoperta, sancita dalle relazioni mediche: pur presentando un abbozzo di vagina, di grandi labbra e di uretra femminile, «Alexina non ha mai avuto le mestruazioni, tutto l’esterno del corpo è quello di un uomo […] i suoi gusti, le sue inclinazioni sono verso le donne. Di notte, sensazioni voluttuose sono seguite da uno getto di sperma […] dei corpi ovoidali, un cordone di vasi spermatici si riscontrano al tatto di uno scroto diviso». Alexina per i medici «è un uomo, ermafrodito senza alcun dubbio, ma con un’evidente predominanza del sesso maschile».

'Ermafrodito dormiente', copia romana in marmo del II sec d.C. da originale ellenistico del II sec a.C.

'Ermafrodito dormiente', copia romana in marmo del II sec d.C. da originale ellenistico del II sec a.C.

Foto: Pubblico dominio

Nel 1860 alla giovane insegnante venne imposto il cambio di nome: «In base al rapporto medico che ne conseguì il tribunale civile ordinò che venisse fatta la rettifica sui registri di stato civile, nel senso che io dovevo esservi inserito come appartenente al sesso maschile, mentre sostituiva un nuovo nome [Abel] a quelli femminili che mi erano stati dati alla nascita […] Lo stato civile mi chiamava oramai a far parte di quella metà del genere umano chiamata il sesso forte. Io, educato fino a ventun’anni nei conventi, in mezzo a compagnie timide, stavo per lasciarmi alle spalle, come Achille, tutto un passato delizioso e scendere nell’agone, armato solo della mia debolezza e profonda inesperienza degli uomini e delle cose». Nel febbraio del 1868 Abel Barbin si suicidò con le esalazioni di un fornello a carbone in una stanza del quartiere Odéon a Parigi. Accanto al cadavere venne ritrovato un manoscritto definito dalla scrittrice Brunella Schisa «una sorta di diario clinico ragionato per rendere più completa la documentazione del proprio caso».

«Né carne né pesce»

Sulla scia del contributo offerto alla storia dell’ermafroditismo dal grande pensatore francese Michel Foucault, si collocano due casi di studio italiani. Il primo è quello di Giacoma Foroni, giovane contadina di Roverbella nel Mantovano, venuto alla luce grazie agli studi di Luca Irwin Fragale. I medici dell’Accademia virgiliana che la visitarono nel 1779 definirono il suo inguine «il teatro delle stravaganze» e, come spiega bene Fragale, Giacoma «non era né carne né pesce […] Non serviva, non poteva essere fecondata, non poteva fecondare». Nonostante nel suo inguine prevalesse la parte maschile, «Giacoma finì per credersi donna e sentirsi tale, fino a convincersi – e lo dichiarò – di provare attrazione per gli uomini».

Qualche anno fa, in una rivista medica della metà del XIX secolo, mi sono imbattuto in prima persona nella storia del “farinaro” e ladro Giuseppe Morabito: il primo caso di ermafrodito calabrese certificato dalla comunità scientifica. Nel 1852 Morabito si trovava prigioniero nel bagno penale di Nisida quando venne visitato dal dottor Collenza nell’Ospedale centrale della Real Marina di Napoli. Il professore sentenziò che «partecipando degli organi dell'uno e l'altro sesso senza che alcuno de' due sia perfettamente pronunziato, appartiene alla terza specie degli ermafroditi chiamata neutra». Terminato lo spettacolo del corpo, scemò di conseguenza l’interesse per l'individuo. E così Giuseppe Morabito, cui probabilmente nessuno ha mai chiesto un parere sulla sua peculiare condizione, se ne tornò a spaccar pietre nel corpo purulento della storia.

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Per saperne di più:

Una strana confessione. Memorie di un ermafrodito presentate da Michel Foucault. Herculine Barbin. Einaudi, Torino, 1979.

L’ermafrodito di Rouen. Una storia medico-legale del XVII secolo. Jacques Duval. Marsilio, Venezia, 1988.

L’invenzione della bisessualità. Discussioni tra teologi, medici e giuristi del XVII secolo sull’ambiguità dei corpi e delle anime. Valerio Marchetti. Bruno Mondadori, Torino, 2001.

L’invisibile confine. Ermafroditismo e omosessualità. Donatella Di Meglio. Melusina Editrice, Roma, 1990.

Microstoria ed ermafroditismo nell’Ottocento lombardo: Giacoma Foroni, in «Civiltà Mantovana», a. l., n. 139, 2015, pp. 48 e ss. Luca Irwin Fragale.

Il terzo sesso di Giuseppe in «Antichi delitti. Storie criminali di gente comune» (https://cosenzaantichidelitti.blogspot.com/2017/03/il-terzo-sesso-di-giuseppe-di-matteo.html). Matteo Dalena.

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