Dispersi sul pack: l’odissea della tenda rossa

Nel 1928 sedici uomini s'imbarcarono sul dirigibile Italia per una spedizione scientifica al Polo Nord. Dopo una violenta tempesta, parte dell'equipaggio fu scaraventato su una lastra di ghiaccio e rimase alla deriva per quarantotto giorni, con una tenda come unica protezione

Baia del Re, Isole Svalbard, Norvegia. 23 Maggio 1928. Alle 4.30 del mattino il dirigibile Italia del generale Umberto Nobile parte alla volta del Polo Nord. Nobile ha familiarità con l’Artico: solo due anni prima ha progettato il dirigibile Norge col quale, assieme all’esploratore norvegese Roald Amundsen e lo statunitense Lincoln Ellsworth, ha sorvolato il Polo. Il successo è stato globale. Stavolta però Nobile intende giungere sul Polo Nord geografico, sbarcare sulla banchisa ed effettuare alcuni campionamenti scientifici.

Partenza della spedizione di Nobile a bordo del dirigibile Italia, il 23 Maggio 1928

Partenza della spedizione di Nobile a bordo del dirigibile Italia, il 23 Maggio 1928

Foto: Rue des Archives / Tal / Cordon Press

L’aeronave Italia, gemello del Norge, è un laboratorio volante, gioiello della tecnica italiana e del genio di Nobile. Fra le dotazioni di bordo vi è una tenda per gli uomini che scenderanno sul pack – la banchisa polare – e una cassettina contenente una piccola radio a onde corte, chiamata appunto ondina, ma capace di trasmettere fra i 500 e 1.000 chilometri di distanza. È stato Guglielmo Marconi a suggerirne l’imbarco. A bordo però si deve tener conto di tutti i pesi, così il marconista Biagi svita la panca della cabina radio e utilizza la cassettina come sgabello. Non lo sa ancora, ma è seduto sopra quello che si rivelerà essere l’oggetto più prezioso della spedizione. La missione include anche la nave appoggio Città di Milano, inviata in Norvegia dalla Regia Marina. Non manca poi una croce da piantare al Polo, che papa Pio XI ha donato a Nobile. «È come tutte le croci – gli ha detto scherzosamente –: sarà pesante a portarsi».

Con Nobile s’imbarcano quindici uomini, alcuni dei quali sono già stati sul Norge: i motoristi Ettore Arduino e Attilio Caratti, l’attrezzatore Renato Alessandrini, il tecnico Natale Cecioni, Vincenzo Pomella, motorista di poppa, e il meteorologo Finn Malmgren, dell’Università di Uppsala. Si aggiungono quindi i capitani di corvetta Adalberto Mariano e Filippo Zappi, che assieme al tenente di vascello Alfredo Viglieri sono i navigatori, il motorista Calisto Ciocca, il radiotelegrafista Giuseppe Biagi, l’ingegner Felice Trojani timoniere di quota, i fisici František Běhounek direttore dell’Istituto del Radio di Praga e Aldo Pontremoli dell’Università di Milano. Avrebbero dovuto imbarcarsi anche Ugo Lago, giornalista del Popolo d’Italia, e Francesco Tomaselli, del Corriere della Sera, ma per questioni di peso a bordo parte solo Lago che se l’è giocata a testa o croce col collega. A terra rimane anche Ettore Pedretti, il secondo radiotelegrafista. Infine c’è Titina, l’inseparabile cagnetta di Nobile e mascotte della spedizione, che aveva già viaggiato sul Norge.

12 luglio 1928. Biagi ritratto sul pack con la sua prodigiosa "ondina" prima di imbarcarsi sul Krassin

12 luglio 1928. Biagi ritratto sul pack con la sua prodigiosa "ondina" prima di imbarcarsi sul Krassin

Foto: Archivio Famiglia Biagi

Dalla gloria al «pack infernale»

Dopo circa venti ore di volo, alle 00.20 del 24 maggio, l’Italia raggiunge l’agognata meta. L’impresa è compiuta. Nel brogliaccio Nobile annota con una matita quattro lettere: POLO!! «La commozione ci vinse – ricorderà poi – più d’uno aveva le lacrime agli occhi». Il tempo però peggiora improvvisamente impedendo lo sbarco degli uomini sulla banchisa. Nobile allora lancia dal dirigibile la croce assieme al tricolore sul pack e si avvia al ritorno. Ma l’aeronave si ritrova presto in mezzo a una burrasca. Col vento contrario, rimarrà in balia delle raffiche per quasi trenta ore. Il ghiaccio blocca il timone di quota facendo scendere il dirigibile a soli 250 metri dalla banchisa, ma Viglieri e Cecioni riescono miracolosamente a sbloccarlo e risalire sino a 1.100 metri. Alle 10.30, però, la coda dell’aeronave si abbassa improvvisamente. La caduta è inarrestabile. In un ultimo disperato tentativo di limitare i danni con l’urto sul pack ormai inevitabile, Nobile fa spegnere i motori per evitare un incendio nello schianto. «Chiusi gli occhi e, con assoluta lucidità e freddezza – scriverà poi – formulai in quell’attimo il pensiero ‘Tutto è finito’. Quasi pronunziai mentalmente quelle parole. Erano le 10,33 del 25 maggio. Quando riaprii gli occhi mi trovai a giacere su un masso di ghiaccio, in mezzo a un pack infernale».

«SOS Italia-Generale Nobile caduti sul pack»

L’urto è violentissimo. La cabina del dirigibile si sfascia staccandosi dall’involucro; Nobile, assieme a Mariano, Viglieri, Zappi, Cecioni, Biagi, Behounek, Trojani, Malmgren e Pomella – che muore sul colpo – finiscono sulla banchisa. Pure Titina, illesa, cade sul pack. Pochi istanti dopo l’involucro del dirigibile, alleggeritosi, riprende quota trascinando con sé gli altri sei uomini rimasti intrappolati al suo interno. Non saranno mai più ritrovati. Il relitto passa appena sopra la testa di Biagi, che vede nitidamente il volto di Arduino, rimasto appeso ad un motore, mentre lo fissa con gli occhi sbarrati. Fra i rottami sparsi vengono rinvenute alcune confezioni di viveri, la tenda e, formidabile colpo di fortuna, la cassettina contenente la radio ondina, a cui Biagi si è istintivamente aggrappato nello schianto. Malmgren, in preda allo shock, tenta da subito il suicidio perché si ritiene colpevole del disastro. È lui infatti ad aver insistito per tornare alle Svalbard, mentre Nobile, a causa del forte vento contrario, avrebbe voluto proseguire per il Canada come accaduto nel 1926 col Norge.

24 maggio 1928, ore 00.20. Nobile annota la scritta «Polo» nel brogliaccio di bordo

24 maggio 1928, ore 00.20. Nobile annota la scritta «Polo» nel brogliaccio di bordo

Foto: Museo Aeronautico di Vigna di Valle, Centro Documentale Umberto Nobile

Biagi e Mariano sono gli unici ad essere praticamente incolumi. Dopo appena tre ore il marconista riesce a mettere in funzione la radio ricevente e poi la trasmittente ondina. Inizia quindi a trasmettere ripetutamente il messaggio: «SOS - Italia-Generale Nobile, caduti sul pack 81°, 50’ latitudine, 26° 30’ longitudine», ma la loro posizione cambia continuamente a causa della deriva della banchisa. Frattanto, la nave Città di Milano, all’oscuro di tutto e preoccupata del prolungato silenzio radio, tenta di comunicare col dirigibile utilizzando le onde lunghe. Biagi riceve i suoi messaggi ma non può rispondere perché trasmette solo su onde corte. Sentire ma non essere sentiti è una beffa che si aggiunge alla tragedia. Ciò che segue è un’alternanza di drammi e fortune.

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La Tenda Rossa

Coi giorni la speranza nell’ondina si affievolisce sempre più, come le batterie a disposizione, ma Biagi non si arrende. I naufraghi apprendono così dai bollettini radio che è scattata una colossale operazione internazionale di salvataggio. Oltre all’Italia anche Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Russia sono alla loro ricerca. Durante questi interminabili giorni Malmgren abbatte un orso, garantendo al gruppo una scorta di almeno 150 chili di carne. La situazione però appare disperata poiché nessuno ha finora risposto agli SOS lanciati da Biagi. Così, il 30 maggio Mariano, Zappi e Malmgren prendono una decisione drastica: partire a piedi per cercare i soccorsi. Sarà una nuova tragedia: lo svedese morirà di stenti dopo due settimane, al termine di una lunga agonia in cui aveva inutilmente implorato i due compagni di ucciderlo con un'ascia. Zappi e Mariano, che perderà un piede, verranno poi individuati e salvati allo stremo delle forze.

La tenda rossa. Fotogramma del film del 1969. Regia di Mickail K. Kalatosov

La tenda rossa. Fotogramma del film del 1969. Regia di Mickail K. Kalatosov

Foto: United Archives / Cordon Press

Finalmente il 3 giugno la svolta: Biagi apprende dai bollettini che un radioamatore russo, Nikolaj Schmidt, la sera prima ha captato i suoi messaggi di soccorso. È un miracolo. L’8 giugno si riesce finalmente a comunicare con la Città di Milano, riferendo quanto accaduto al dirigibile e della partenza della ‘pattuglia Mariano’. Fra i rottami vengono rinvenute delle sfere contenenti dell’anilina, un colorante utilizzato per misurazioni altimetriche. Si decide allora di dipingere la tenda con delle strisce perpendicolari di rosso – da qui il nome tenda rossa – per facilitarne l’individuazione. Il sole però avrebbe sbiadito il colore dopo poco tempo.

Missioni di salvataggio

A distanza di pochi giorni si succedono diverse missioni di soccorso, fra cui quella dei piloti Riiser Larsen, vicecomandante sul Norge, e di Lützow-Holm. I due giungono per ben due volte vicino alla tenda, ma senza avvistarla. Poi ci prova quella di Gennaro Sora, capitano degli alpini, che parte dalla nave appoggio, ma stremato dalle marce deve arrendersi per poi essere anche lui recuperato. Alla ricerca di Nobile parte anche Amundsen, ma il suo aereo scompare per sempre il 18 giugno. Finalmente, il 20 giugno, i naufraghi sono avvistati dall’idrovolante di Umberto Maddalena, che riesce a lanciare scatole di viveri e attrezzature. È però lo svedese Einar Lundborg che il 24 giugno riesce ad atterrare nei pressi della tenda rossa col suo aereo dotato di pattini. Ha l’ordine di portare via per primo Nobile, in quanto l’unico che possa concretamente aiutare per ritrovare la ‘pattuglia Mariano’ e gli altri dispersi col dirigibile. Il generale rifiuta e insiste affinché sia invece Cecioni, ferito anch’egli, a partire per primo. Lundborg è però irremovibile. Nonostante Nobile opponga altrettanta fermezza, ci vuole tutto il supporto degli altri per persuaderlo, a malincuore, a partire. Lundborg promette di tornare per portare via gli altri, ma nel suo secondo volo l’aereo capotta sul pack mentre atterra. Anche lui è ora un naufrago. Viene recuperato solo il 6 luglio da un altro piccolo aereo svedese.

La tenda rossa. Polo Nord, 1928​

La tenda rossa. Polo Nord, 1928​

Foto: Rue des Archives / Tal / Cordon Press

I superstiti dovranno invece aspettare sino al 12 luglio, quando finalmente il rompighiaccio russo Krassin riuscirà a raggiungere la tenda rossa. Partito un mese prima da San Pietroburgo, il Krassin ha bordo l’esploratore polare sovietico Rudolf Samoilovich responsabile dei soccorsi e amicissimo di Nobile. Ma la sfortuna ‘bacia’ anche il formidabile rompighiaccio: con un’elica spezzata e le scorte di carbone in esaurimento, Samoilovich deve scegliere se tornare indietro o proseguire nella ricerca dei superstiti dell’Italia. È Nobile, portato intanto sulla Città di Milano, a convincerlo con un’accorato telegramma affinché continui le ricerche. Così il 12 luglio il Krassin individua e salva Mariano e Zappi e poche ore dopo raggiunge finalmente la tenda rossa. L’odissea è finita. Biagi trasmette per l’ultima volta dalla banchisa: «Nel lasciare il pack leviamo il nostro pensiero riconoscente a quanti hanno contribuito alla nostra salvezza. Il nostro saluto augurale all’amato generale Nobile. Viva l’Italia!». La vicenda della tenda rossa avrà però pesanti strascichi: Nobile è ingiustamente accusato di aver abbandonato i compagni, mentre decenni più tardi s'insinuerà addirittura che dietro al suo salvataggio vi siano state forti pressioni da parte delle dieci compagnie assicurative coinvolte che, con la morte del generale, avrebbero dovuto pagare il premio di 650.000 lire (circa 587.000 euro) rischiando il collasso. Il tutto però senza prove concrete. Quello che è certo, invece, è che il supporto di Nobile ai soccorsi e il suo personale intervento su Samoilovich furono fondamentali per il salvataggio dei compagni.

Una piccola ‘enclave’ italiana in Norvegia

La vicenda della tenda rossa resterà nell’immaginario collettivo per diverso tempo. Nel 1962 Tina Mazzini Zuccoli, insegnante e botanica delle regioni artiche, promuoverà l’installazione di un monumento ai caduti del dirigibile Italia alla Baia del Re. Così, grazie a circa quattro metri quadrati di terreno concessi da Olaf V, allora re di Norvegia, il 14 agosto 1963 s'inaugurerà il ‘monumento delle otto croci’, realizzato da Aldo Caratti, nipote del motorista Attilio. Alla base vi sono racchiuse 20 formelle di marmo provenienti da tutte le regioni italiane e un piccolo scrigno contenente centinaia di pensieri scritti dai bambini delle scuole italiane e le lettere di Nobile, Biagi, Viglieri e Mariano, gli unici superstiti allora ancora in vita. Nel 2018, per i 90 anni della spedizione, i discendenti dell’equipaggio dell’Italia si sono ritrovati dinanzi a quelle croci per commemorare coloro che non tornarono più: Alessandrini, Arduino, Caratti, Ciocca, Lago, Malmgren, Pomella e Pontremoli.

 Il testo dell'ultimo messaggio trasmesso da Biagi dalla banchisa

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Per saperne di piu:

Ritorno al Polo Nord. La Tenda Rossa 2.0. Giuseppe Biagi jr., Gerardo Unia. Nerosubianco Edizioni, Cuneo, 2019.
L'Italia al Polo Nord, White Star. Umberto Nobile. National Geographic, 2006.

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