Claudio, imperatore romano disprezzato

Tra i primi imperatori di Roma, Claudio è stato il più dimenticato. Considerato un incapace dai suoi contemporanei e disprezzato anche dalla sua stessa famiglia, sorprese tutti dimostrandosi un buon governante, una guida capace e un uomo molto colto

Antonia minore, nipote dell’imperatore Augusto, era solita definire le persone che disprezzava con la frase: «È più scemo di mio figlio». L’espressione è abbastanza eloquente rispetto al sentimento generale nei confronti di colui che un giorno sarebbe diventato il quarto imperatore di Roma. Claudio fu descritto dai suoi contemporanei come un uomo stupido, influenzabile, incapace e addirittura con una disabilità mentale ‒ probabilmente per via di una malattia nervosa. I suoi avversari ‒ non li si poteva dire nemici, perché non lo consideravano all’altezza ‒ lo prendevano in giro per la zoppia e la balbuzie, e perfino la sua famiglia non gli dimostrava alcun affetto: «Una caricatura d’uomo e un aborto della natura», lo definì sua madre. La sorella Livilla, quando qualcuno suggerì che un giorno Claudio sarebbe potuto diventare imperatore, esclamò davanti a tutti: «Ho pena del popolo romano, se questo è il triste destino che lo attende».

Claudio fu descritto dai suoi contemporanei come un uomo stupido, influenzabile, incapace e addirittura con una disabilità mentale

Ciò nonostante, quando questa profezia si avverò, l’uomo che quasi tutti disprezzavano sorprese con il suo governo prudente e sagace. Migliorò le infrastrutture di Roma e le condizioni di vita dei suoi abitanti, lasciò un vasto corpus letterario ‒ andato perduto ‒ sulla storia e i costumi dei romani e di altre popolazioni italiche, ottenne la stima dell’esercito conquistando nuovi territori che arricchirono l’impero e terre per i coloni, e seppe tenere a freno il senato alternando bastone e carota. Solo l’ambizione della sua famiglia lo allontanò dal potere in modo violento, come sarebbe diventato comune a Roma.

Statua dell’imperatore Claudio, museo archeologico di Napoli

Statua dell’imperatore Claudio, museo archeologico di Napoli

Foto: Pubblico dominio

Il “brutto anatroccolo” della famiglia imperiale

Tiberio Claudio Nerone Germanico nacque a Lugdunum, la capitale della Gallia ai tempi di Augusto ‒ vicino all’attuale Lione ‒ nel 10 a.C. Era figlio di Antonia minore, nipote dell’imperatore Augusto, e di Nerone Claudio Druso, un potente generale dell’esercito romano, che morì l’anno seguente. Fu affidato alle cure delle donne della famiglia, ma a causa della zoppia e della balbuzie queste lo vedevano come un disonore per la stirpe e non lo considerarono adatto alla vita pubblica.

A causa della zoppia e della balbuzie Claudio era visto come un disonore per la stirpe, ma da ragazzo iniziò a dimostrare le sue qualità intellettuali

Ciò nonostante, era pur sempre un parente dell’imperatore e, arrivato all’età virile, gli furono assegnati diversi precettori. Uno di loro fu Tito Livio, il grande storico che aveva scritto la monumentale Storia di Roma dalla sua fondazione (Ab Urbe condita): durante l’adolescenza il giovane Claudio passò molto tempo con lui ed ereditò la sua passione per la storia dei popoli italici. Non considerandolo un candidato adatto per la successione al trono, la famiglia lasciò che coltivasse i suoi interessi e, anzi, iniziò a nutrire delle aspettative nei suoi confronti: lo stesso Augusto fu molto colpito dalla sua capacità oratoria. Con il tempo ottenne il rispetto degli equites ‒ la seconda classe sociale per importanza dopo i senatori ‒ che fecero pressioni sul senato perché gli concedesse cariche pubbliche, cosa che finì per fare il nipote Caligola, che pure non lo teneva in maggior stima del resto della famiglia.

Imperatore a sorpresa

Il destino di questo “brutto anatroccolo” ebbe una svolta insperata quando già aveva compiuto cinquant’anni: il 24 gennaio del 41 d.C. l’imperatore Caligola fu assassinato dalla guardia del pretorio. Claudio, temendo che volessero eliminare alche lui per liquidare l’intera dinastia, si nascose ne palazzo: secondo quanto raccontano gli storici Flavio Giuseppe e Cassio Dione, un pretoriano lo trovò tremante dietro una tenda, ma, invece di ucciderlo, lo proclamò nuovo imperatore.

C. Lebayle, “Claudio è proclamato imperatore”, 1866

C. Lebayle, “Claudio è proclamato imperatore”, 1866

Foto: Pubblico dominio

In quel momento Claudio era l’unico parente adulto del defunto Augusto ed era quindi il legittimo erede, malgrado le opinioni e le beffe che circolavano su di lui. La fama di stupido giocò anzi forse in suo favore, facendolo apparire manipolabile e per nulla pericoloso agli occhi del senato. Invece il nuovo princeps si rivelò molto più audace di quanto avessero immaginato. Se da una parte restituì al senato alcune delle prerogative che aveva perso sotto i regni autoritari di Tiberio e di Caligola, dall’altra non fu altrettanto blando con i senatori: era incline ad attacchi d’ira ‒ i cronisti riportano che in quelle occasioni aveva la schiuma alla bocca ‒, più di una volta recriminò la loro resistenza a discutere le sue proposte, fece eliminare alcuni dei suoi principali oppositori e, quando riteneva che non fossero all’altezza, trasferì i loro incarichi ai suoi ministri, molti dei quali liberti, ferendo l’orgoglio dei magistrati.

La fama di stupido giocò anzi forse in suo favore, facendolo apparire manipolabile, ma Claudio era molto più audace di quanto avessero immaginato

Fin da subito al nuovo imperatore fu chiaro che doveva guadagnarsi l’appoggio dell’esercito. Appena salito al potere regalò di tasca propria 15mila sesterzi (quindici volte il salario mensile di un legionario) a ciascun soldato della guardia pretoriana, per assicurarsi la loro lealtà ed evitare la fine del nipote Caligola. Inoltre nei suoi tredici anni di mandato creò sei nuove province, conquistandole o appropriandosi di regni alleati ‒ Tracia, Norico, Licia, Giudea, Mauritania e Britannia ‒, ottenendo un gran bottino e terre da dividere tra i veterani. Ciò lo rese molto popolare tra i soldati.

Un governante poliedrico

Come già il prozio Augusto, anche Claudio intraprese un ampio programma di riforme urbanistiche a Roma, destinato a migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti, finanziandolo con il bottino delle conquiste. Sotto il suo regno furono costruiti due nuovi acquedotti che portavano acqua alla capitale e fu restaurato quello che aveva fatto costruire Augusto per garantire l’accesso all’acqua corrente. Costruì numerosi canali fluviali e strade per facilitare il trasporto di alimenti e altri beni e fece scavare canali di drenaggio per evitare le piene disastrose del Tevere.

L’acquedotto claudio fu una delle principali opere pubbliche costruite sotto il governo di Claudio, iniziata dal suo predecessore Caligola

L’acquedotto claudio fu una delle principali opere pubbliche costruite sotto il governo di Claudio, iniziata dal suo predecessore Caligola

Foto: Pubblico dominio / Chris 73: https://bit.ly/2SMP7mQ

Essendo nato in Gallia, però, era cosciente che Roma non era soltanto l’Urbe e che anche le province erano indispensabili per il buon funzionamento dell’impero. Per questo promulgò una serie di leggi che beneficiavano i coloni che volessero stabilirsi lontano dalla capitale, concedendo al contempo la cittadinanza romana alle élite e invitandole a trasferirsi in città per partecipare alla gestione pubblica o dedicarsi ad altri affari. Ciò scatenò diverse critiche da parte dell’aristocrazia romana più conservatrice, a cui era già costato accettare che il resto dei popoli italici diventasse romano di diritto e che considerava che un barbaro, pur con indosso a toga, rimanesse sempre un barbaro.

Claudio intraprese un ampio programma di riforme urbanistiche a Roma, destinato a migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti, finanziandolo con il bottino delle conquiste

Per contrastare le critiche Claudio rafforzò le tradizioni romane e italiche e limitò la crescente influenza dei costumi stranieri ‒ specialmente greci e gallici ‒ che i romani di alto rango consideravano perversi e degradanti: aumentò per esempio la presenza di sacerdoti etruschi, promosse i festival legati alla tradizione romana e i giochi per il popolo, come le corse dei cavalli e le lotte tra gladiatori.

L’imperatore emerse anche come uno dei più eruditi della storia di Roma, anche se per via diretta non ci è arrivata alcuna sua opera e tutto ciò che sappiamo al riguardo è riportato da altri autori romani che le citarono. Avendo coltivato la passione per la storia fin da giovane, vi si dedicò con dedizione e, cosa rara, non si concentrò soltanto sui romani, ma anche sui popoli che erano stati loro nemici, come gli etruschi e i cartaginesi. Si occupò anche di politica, di leggi, di geografia e scrisse perfino un trattato sul gioco dei dadi, uno dei più popolari tra la plebe romana. Autori del calibro di Plinio il Vecchio o Tacito hanno fatto ricorso alle opere di Claudio come fonti per i propri scritti.

L'impero romano sotto Claudio

L'impero romano sotto Claudio

Foto: Cristiano64 - Opera propria, CC BY-SA 3.0

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Disprezzato anche dopo la morte

Pu essendosi guadagnato la popolarità tra la plebe e in parte il rispetto ‒ o il timore ‒ del senato, la fine di Claudio avvenne all'interno della sua famiglia. Nel 49 d.C. sposò la nipote Agrippina minore, sorella del defunto imperatore Caligola. Questa aveva avuto un figlio dal precedente matrimonio, un dodicenne di nome Lucio Domizio Enobarbo che sarebbe passato alla storia con un altro nome: Nerone.

Questo matrimonio, il quarto della vita di Claudio, aveva un fine politico: da una parte Agrippina era discendente diretta di Augusto ‒ Claudio lo era solo di Ottavia, la sorella ‒, il che rafforzava la sua legittimità; dall’altra, adottando Nerone si sarebbe garantito un successore, dal momento che l’imperatore aveva un solo figlio, Britannico, nato dal precedente matrimonio con Valeria Messalina. Tuttavia, questa precauzione sarebbe stata la sua rovina.

La notte del 12 ottobre del 54 d.C., dopo cena, l’imperatore si sentì male e poche ore dopo, all’alba del 13 ottobre, morì. Malgrado l’età avanzata per l’epoca (sessantaquattro anni) e le diverse malattie, la maggior parte degli storici ritiene che fu avvelenato. L’assassina sarebbe stata la moglie, Agrippina, che avrebbe voluto sbarazzarsi di un uomo che non poteva manovrare per mettere sul trono il figlio adolescente, che paradossalmente si sarebbe rivelato ancora più difficile.

Claudio morì all’alba del 13 ottobre, probabilmente avvelenato dalla sua stessa moglie, Agrippina

Claudio crebbe disprezzato dalla famiglia e morì per mano loro. Il suo successore e figlio adottivo Nerone gli dedicò un funerale di stato e lo fece deificare, ma in seguito non gli risparmiò critiche e abrogò molte delle riforme che aveva approntato per dare più autonomia ai magistrati. Gli storici romani posteriori hanno immortalato una visione di Claudio come uomo stupido e debole, promossa da un’aristocrazia a cui non era mai davvero piaciuto.

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