Amelia Earhart, la pioniera scomparsa nell’oceano

L’aviatrice stava completando il giro del mondo quando il 2 luglio 1937 scomparve nel Pacifico senza lasciare traccia

Amelia Earhart in divisa da pilota

Amelia Earhart

Amelia Earhart

Foto: Science History Images / Alamy / Aci

Amelia Earhart con i capelli corti e scompigliati e vestita da aviatrice, un’immagine iconica. Nella foto, insieme all’Electra, aereo con cui tentò di fare il giro del mondo.

Sono tanti gli aerei dispersi a partire dal XX secolo e sommersi nelle profondità degli oceani. E soprattutto tanti gli aviatori morti di cui non furono mai ritrovati i corpi. Tra questi spicca la statunitense Amelia Earhart, icona femminista che scomparve nel Pacifico nel 1937. Amelia era nata il 24 luglio 1897 ad Atchison (Kansas), nel cuore degli Stati Uniti. Sin da piccola aveva mostrato un carattere avventuriero e indipendente e un grande interesse nei confronti di quelle donne che avevano avuto successo in attività tradizionalmente considerate maschili.

Amelia decise che sarebbe diventata pilota nel 1920, dopo la sua prima esperienza di volo — un’ascensione di dieci minuti con il pilota Frank Hawks a Long Beach, in California. «Quando raggiunsi la quota di due o trecento piedi (tra i 60 e i 90 metri), seppi che dovevo volare», avrebbe ricordato in seguito. Il 3 gennaio 1921 prese la prima lezione e due anni dopo ottenne il brevetto di volo. Negli anni venti e trenta realizzò numerosi record: fu la donna che volò all’altitudine e alla velocità maggiori allora raggiunte, ad attraversare l’Atlantico e a pilotare, in solitaria, tra Oakland e Honolulu, e tra Los Angeles e Città del Messico.

L’ultimo volo

Amelia Earhart era una celebrità quando, nel 1937, progettò di compiere il giro del mondo. La sua non era la prima traversata aerea intorno al globo – impresa realizzata da una squadra statunitense nel 1924 –, ma era di certo la più lunga: una estenuante rotta di 47mila chilometri vicino all’equatore.

Il Lockheed Vega 5B di colore rosso, l'aeroplano con cui Amelia Earhart realizzò due dei suoi record più importanti. È conservato al National Air and Space Museum di Washington.

Il Lockheed Vega 5B di colore rosso, l'aeroplano con cui Amelia Earhart realizzò due dei suoi record più importanti. È conservato al National Air and Space Museum di Washington.

Foto: Eric Long / Smithsonian Air and Space Museum

Il tentativo iniziale non andò a buon fine. Infatti, un incidente danneggiò gravemente il velivolo. Dopo la riparazione dell’aereo (un Lockheed Modello 10 Electra), il primo giugno lei e il suo ufficiale di rotta Fred Noonan, pilota con grande esperienza di volo nel Pacifico, intrapresero il viaggio da Miami verso est. Dopo svariati scali giunsero a Lae, nella costa orientale di Papua Nuova Guinea. Il 2 luglio 1937 Earhart e Noonan partirono per la destinazione successiva, l’isola di Howland, circondata dalla barriera corallina, sperduta in mezzo al Pacifico e a metà strada tra l’Australia e le Hawaii. Il cutter USC- GC Itasca era stazionato in zona con l’incarico di mantenere i contatti radio con i piloti e guidarli fino al luogo stabilito. L’isola si trovava a circa 4.100 chilometri di distanza e la quantità di carburante era sufficiente per arrivare in condizioni normali, nonostante il fatto che i serbatoi (con una capacità di 1.150 galloni) non fossero stati riempiti completamente per ridurre il peso dell’aereo. Eppure gli aviatori non giunsero mai a destinazione.

Nel 1937 Amelia Earhart progettò di compiere il giro del mondo seguendo una rotta di 47mila chilometri vicino all'equatore

Dopo ore di volo, l’avvicinamento finale all’isola Howland attraverso la radionavigazione fu miseramente inefficace. L’Itasca ricevette segnali dall’aereo ma le comunicazioni di risposta furono quasi inesistenti. Earhart e Noonan proseguirono senza rotta su nuvole sparse le cui ombre a forma di isola potevano disorientarli. In una delle ultime chiamate trasmisero: «Itasca, dovremmo essere sopra di voi, ma non riusciamo a vedervi. Il carburante si sta esaurendo. Non siamo riusciti a raggiungervi via radio. Stiamo volando a 1.000 piedi [circa 300 m]». A quel punto il contatto si interruppe e l’aereo fu dato per disperso. Una missione di salvataggio che mobilitò 66 aerei e nove barche per rastrellare 250mila miglia quadrate di oceano si concluse senza risultati. Il 5 gennaio 1939 l’aviatrice fu dichiarata legalmente morta.

Sin dall’inizio la scomparsa di una persona così intrepida e ammirata come Amelia Earhart alimentò ogni tipo di speculazione. Secondo una delle ipotesi che iniziarono a circolare, Earhart e Noonan stavano partecipando a una missione di spionaggio che aveva l’obiettivo di fotografare le strutture militari nipponiche presenti nel Pacifico negli anni immediatamente precedenti alla Seconda guerra mondiale. L’Electra sarebbe stato individuato nello spazio militare aereo delle isole Marshall e abbattuto, oppure costretto ad atterrare dai giapponesi. Da qui l’interesse del governo degli Stati Uniti per le ricerche. Altri credono che gli aviatori sopravvissero come naufraghi su un’isola deserta del Pacifico. Nessuna delle due teorie, per quanto rocambolesche, è stata completamente confutata. In realtà, l’ipotesi più probabile è che, non riuscendo a stabilire un contatto con il cutter, l’aeroplano fosse rimasto senza carburante e si fosse schiantato nell’oceano con i due aviatori a bordo.

Il vicepresidente degli Stati Uniti d'America Charles Curtis conferì la Distinguished Flying Cross ad Amelia Earhart a Los Angeles il 29 luglio del 1932.

Il vicepresidente degli Stati Uniti d'America Charles Curtis conferì la Distinguished Flying Cross ad Amelia Earhart a Los Angeles il 29 luglio del 1932.

Foto: Dmtri Jessel / Life / Getty Images

Dal 2002 la compagnia Nauticos, impegnata nell’esplorazione dell’oceano, ha tracciato invano la zona con la tecnologia sonar per acque profonde. Sebbene tali ricerche non abbiano rilevato resti dell’aereo, sia i funzionari incaricati sia il dipartimento di aeronautica del National Air and Space Museum degli Stati Uniti sono convinti che l’apparecchio si trovi a circa 5.500 metri di profondità nelle vicinanze dell’isola Howland. E se invece l’Electra proseguì il volo e riuscì ad atterrare in qualche isola del Pacifico? Questa è la tesi alla base della ricerca del TIGHAR (The Interntional Group for Historic Aircraft Recovery, ovvero il gruppo internazionale di recupero aerei storici).

Atterraggio d’urgenza

Secondo il parere di questi ricercatori, Earhart e Noonan non riuscirono a scorgere Howland, si diressero a sud (da quanto si desume nell’ultima trasmissione conosciuta) fecero un atterraggio d’emergenza a Nikumaroro (isole Gardner), dove sopravvissero come naufraghi fino a che morirono senza essere stati ritrovati. Il TIGHAR sostiene che l’Electra atterrò sulla scogliera e fu poi trascinato nell’oceano dalla marea. Non si sa cosa accadde a Noonan, ma Earhart potrebbe essere deceduta in un accampamento improvvisato nell’estremità sud-est dell’atollo.

Le ipotesi sulla fine della Earhart e del suo primo ufficiale non sono mai state confermate

Sostengono questa tesi anche i risultati di analisi condotte dall’Università del Tennessee e pubblicati lo scorso marzo dalla rivista Forensic Anthropology secondo i quali i resti di ossa umane trovate nel 1940 a Nikumaroro sarebbero di Amelia. Nella zona sono stati trovati anche una custodia che all’epoca conteneva un sestante; i resti di una scarpa simile a quella che portava Earhart; i pulsanti e la cerniera di una giacca da aviatore, e persino delle lastre di un aereo in alluminio. Una recente spedizione finanziata dal TIGHAR e dalla National Geographic Society è andata alla ricerca dei resti dei piloti con quattro cani appositamente addestrati, senza però risultati concreti. Oltre ottant’anni dopo la scomparsa di Amelia è ancora avvolta nel mistero.

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