Agrippina, l'Augusta che voleva regnare

La bisnipote del divino Augusto non volle attenersi al ruolo secondario che la società romana imponeva alle donne. Per questo, dopo aver sposato il proprio zio, l’imperatore Claudio, si propose di conquistare la corona per il figlio Nerone, che però finì per ucciderla

Bisnipote del divino Augusto (fondatore dell’impero), nipote di Tiberio e figlia del grande Germanico, sorella di Caligola, moglie di Claudio, madre di Nerone... Questa era Agrippina minore, la matrona più famosa di Roma. Riuscì ad abbattere gli ostacoli che l’avrebbero voluta relegata in casa, a occuparsi delle questioni domestiche, come ci si aspettava delle donne "virtuose" e, ancora giovane, raggiunse la dignità di Augusta, ponendosi sullo stesso piano del marito.

Gli storici antichi – nessuno dei quali suo contemporaneo – intravidero nella rilevanza politica di Agrippina una crepa nella struttura patriarcale su cui si basava la società romana, e quindi le furono ostili. Associarono la sua condotta a quella, stereotipata, delle donne ribelli che non si sottomettevano alle regole sociali, e così le sue azioni vennero presentate come frutto dell’irrazionalità, di una sessualità sfrenata, di una mancanza di scrupoli e di una smisurata ambizione. Agrippina è passata alla storia con questo pesante fardello. Solo ora la si comincia a considerare sotto una luce diversa.

Agrippina minore. Busto in marmo. Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Agrippina minore. Busto in marmo. Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Foto: DEA / Album

Genitori famosi

Donna dalla forte personalità, Agrippina ricevette una solida educazione e scrisse delle memorie in cui, secondo lo storico Tacito, che poté consultarle, «lasciò ai posteri ricordi della vita e delle sventure della sua famiglia». La perdita di tale documento priva della sua voce per lasciarla alla mercé delle parole altrui. Non abbiamo dubbi sulla sua intelligenza, determinazione, forza e ricca esperienza nella corte imperiale, in seno alla quale crebbe e dove il suo carattere si temprò nel dolore.

Agrippina nacque in un accampamento militare sulle sponde del Reno dalla coppia più popolare e amata di Roma: Germanico, nipote e figlio adottivo dell’imperatore Tiberio, nonché candidato alla successione, e Agrippina maggiore, la nipote favorita di Augusto. Una coppia il cui futuro venne spezzato in modo drammatico quando la piccola aveva soltanto quattro anni: il padre morì avvelenato in Siria, un crimine che la madre attribuì allo stesso Tiberio, preoccupato per la crescente popolarità di Germanico in seno all’esercito.

Indipendentemente dalla sua responsabilità nel crimine, l’imperatore Tiberio negò al figlio adottivo gli onori di un funerale pubblico. La vedova, l’indomita Agrippina, giunse dall’Asia con le ceneri del marito e lo fronteggiò apertamente. Con grande dignità tenne in mano l’urna con le ceneri e, in compagnia dei figli e di una numerosa folla di cittadini afflitti, attraversò in silenzio le strade di Roma sino al mausoleo di Augusto. Qui depose quel che restava del marito.

Agrippina Maggiore sbarca a Brindisi con le ceneri dello sposo Germanico. Gavin Hamilton. XVIII secolo. Tate Museum

Agrippina Maggiore sbarca a Brindisi con le ceneri dello sposo Germanico. Gavin Hamilton. XVIII secolo. Tate Museum

Foto: Tate, Londra / RMN-Grand Palais

Tiberio non le perdonò mai un simile affronto e tramò la sua vendetta. Pochi anni dopo fece assassinare i suoi due figli maggiori e la esiliò in un’isola, dove la donna morì d’inedia. La giovane Agrippina minore visse tali orrori, che la turbarono e lasciarono nel suo cuore una traccia indelebile, con affranta impotenza. Decise dunque di non sfidare il potere e di tutelarsi nella discrezione del matrimonio.

Sopravvissuta a Caligola

Con l’ascesa al trono imperiale del fratello Caligola – che avrebbe aiutato Tiberio a scendere nel regno delle ombre – Agrippina decise di farsi vedere. E in effetti una delle prime raffigurazioni che abbiamo di lei compare su una moneta coniata tra il 37 e il 41 d.C. Sul recto possiamo vedere il volto di Caligola; sul rovescio le sorelle Drusilla e Livilla rappresentano Concordia e Fortuna mentre Agrippina, appoggiata a una colonna, incarna Securitas, la dea della sicurezza e della forza dell’impero.

Durante il suo governo Caligola fece coniare monete in cui lui compariva sul 'recto', mentre sul rovescio figuravano le tre sorelle Agrippina, Drusilla e Livilla. Museo archeologico nazionale, Siena

Durante il suo governo Caligola fece coniare monete in cui lui compariva sul 'recto', mentre sul rovescio figuravano le tre sorelle Agrippina, Drusilla e Livilla. Museo archeologico nazionale, Siena

Foto: Bridgeman / ACI

L’imperatore coprì le tre sorelle di onori e le incluse nelle preghiere ufficiali; perfino i consoli concludevano le loro proposte al senato con la formula: «Che sia felice e fortunato per Gaio Cesare e per le sorelle». La vita di Agrippina iniziava una fase di fulgore e di popolarità, culminata a ventidue anni con la nascita del suo unico figlio maschio, Nerone. Il padre era Gneo Domizio Enobarbo, il quale morì quando il bambino aveva appena tre anni. Agrippina sapeva quanto fosse importante un erede maschio e decise di ottenere per lui gli onori imperiali. Un’ambizione legittima la sua, giustificata dalla straordinaria nobiltà della sua stirpe e dall’abitudine delle matrone romane di affaccendarsi in favore dei propri parenti. A ciò si aggiungeva una forte vocazione personale per la politica.

In una società che relegava le donne nella sfera domestica, era impensabile che Agrippina potesse ambire a cariche per sé: avrebbe dovuto soddisfare le sue brame indirettamente, cioè attraverso Nerone. Un compito arduo e pericoloso. Caligola cadde gravemente malato e, appena guarì, dette inizio a una sanguinosa fase di eliminazione dei rivali che ricordava i tempi peggiori di Tiberio. Forse Agrippina si accorse del pericolo, ma comunque non riuscì a schivarlo. Forse, suggeriscono alcuni storici, cospirò contro il fratello e venne scoperta. A ogni modo, accusata di condotta immorale, fu condannata all’esilio. Un anno dopo l’assassinio di Caligola cominciarono nuove stragi e violente sommosse. Lo zio paterno, Claudio, prese il potere. Rievocò la condanna della nipote e le permise di tornare a Roma. Rimasta vedova, Agrippina sposò il ricco Gaio Sallustio Passieno Crispo.

Secondo Svetonio, Claudio fu sottomesso e controllato dalle sue mogli. Nell’immagine, Claudio compare da dietro una tenda e viene proclamato imperatore. Olio su tela di Alma-Tadema. 1871. Galleria d’Arte Walters, Baltimora

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Matrimonio imperiale

Otto anni più tardi fu Claudio a diventare vedovo e si mise a cercare una nuova moglie. A quei tempi Agrippina era rimasta vedova per la seconda volta ed era indiscutibilmente la candidata di maggior rango nonché l’ultima sopravvissuta della famiglia. Giovane, bella e dai modi "onesti", aveva tra i molti meriti quello di aver condotto con sé il figlio, «un nipote di Germanico, per davvero degno della condizione imperiale». Sempre sagace, Agrippina impose come condizione delle proprie nozze il fatto che Nerone sposasse Ottavia, figlia minore dell’imperatore. Era innegabile che il matrimonio tra Claudio e Agrippina, celebrato nel 49 d.C., convenisse a entrambi.

La nuova ed energica imperatrice infondeva entusiasmo e rispetto; emanava una spontanea autorità, e ciò dava i suoi frutti. Con abilità e tatto stabilì una relazione serena con il senato, impose a corte ordine e moderazione e risolse assieme al marito le questioni dell’impero. Si meritò il titolo di Augusta, che l’accostava per dignità e autorità all’imperatore, al cui fianco si presentava in pubblico – un comportamento inedito – senza per questo venir biasimata dai contemporanei.

Bassorilievo che ritrae la coppia imperiale e in cui Agrippina è rappresentata sullo stesso piano di Claudio. Sebasteion di Afrodisia, Turchia

Bassorilievo che ritrae la coppia imperiale e in cui Agrippina è rappresentata sullo stesso piano di Claudio. Sebasteion di Afrodisia, Turchia

Foto: Martin Siepmann / Album

Una volta un re britanno e la sua famiglia furono esposti in catene per le strade della città e conclusero il percorso davanti a Claudio. Seduto su un trono sopra un podio e circondato dai pretoriani, l’imperatore si commosse nel sentire il discorso del condannato, perdonò lui e la famiglia e li liberò. Loro ringraziarono prima Claudio e poi anche Agrippina, che si trovava in un palco non lontano. Anni dopo Tacito se ne sarebbe scandalizzato: «Era un fatto nuovo, aberrante rispetto alle vecchie tradizioni, che una donna sedesse dinnanzi alle insegne militari romane».

La sua esperienza di vita, segnata dai crimini di cui erano stati vittime numerosi parenti, amici e membri della propria famiglia (solo una sorella morì per cause naturali) spinse Agrippina a pianificare per tempo l’ascesa al potere del figlio. Voleva che ciò accadesse senza lotte intestine e senza violenza. Una previsione importante, poiché anche Claudio aveva un figlio maschio, anche se più giovane: Britannico. Agrippina mise quindi a punto un sistema efficace: presentarlo a poco a poco, tramite piccoli gesti di grande valore simbolico, come il successore prescelto. Nerone compariva in pubblico con la coppia d’imperatori, fu colmato di cariche e omaggi, sposò la figlia di Claudio e venne adottato legalmente dall’imperatore. In tal modo Nerone acquisì maggiore prestigio del figlio biologico di Claudio e la sua priorità nella successione era assicurata. Un’azione politica che Britannico non dovette digerire troppo bene.

Anche se la salute di Claudio era pessima, in molti ne attribuirono la morte ad Agrippina, che avrebbe ordinato di avvelenarlo per paura che ci ripensasse e respingesse Nerone quale erede. Non ne abbiamo prove ma, a ogni modo, la donna agì con una tale intelligenza che, poche ore dopo la morte di Claudio, Nerone fu riconosciuto imperatore dall’esercito e dal senato.

Agrippina incorona Nerone in un bassorilievo ritrovato nel Sebasteion di Afrodisia, in Turchia

Agrippina incorona Nerone in un bassorilievo ritrovato nel Sebasteion di Afrodisia, in Turchia

Foto: Paul Williams / Alamy / ACI

Nel suo primo discorso davanti ai senatori Nerone manifestò subito il proposito secondo il quale, diversamente da quanto sperava la madre, Agrippina non sarebbe rimasta al suo fianco nel governo dell’impero. Non lo avrebbero certo permesso i suoi consiglieri, Seneca e Burro, a suo tempo nominati precettori da Agrippina e divenuti ormai potenti: credevano che il posto di una donna fosse la casa e che pure l’Augusta Agrippina dovesse adeguarsi a tale condizione.

Tuttavia, anziché incassare il colpo, questa cercò invano d’intervenire nelle questioni di stato o almeno di esercitare la propria influenza sul figlio diciassettenne. Intuiva che Nerone correva dei rischi, perché trascurava i propri doveri da imperatore e, invece di occuparsi della moglie, con cui avrebbe dovuto procreare un erede, si dava al piacere con una liberta. Agrippina non si fece scrupoli nel criticare il figlio, e ben presto ne nacquero accese dispute. La tensione tra i due, ormai giunta a un livello intollerabile, si aggravò quando Nerone fece assassinare Britannico durante un banchetto.

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Tradita dal figlio

Ancora prima che scadesse il primo anno sul trono, Nerone ordinò quindi ad Agrippina di stabilirsi fuori dalla residenza imperiale, e senza scorta. Lei tornò nell’ombra, ma stavolta le tenebre non erano così fitte da permetterle di scomparire e di difendersi dall’odio del figlio. La sua esistenza era per l’imperatore un giogo dal quale voleva liberarsi. Con il pretesto di una riconciliazione Nerone la invitò a cena in una delle sue ville costiere e in quell'occasione si mostrò più che affettuoso. Dopodiché le offrì una barca perché tornasse comodamente a casa, e lei accettò serena. Durante il viaggio l'imbarcazione si sfasciò e Agrippina cadde in acqua, ma riuscì a raggiungere la riva a nuoto. Angosciato per il fallimento del piano e spronato dai suoi consiglieri, Nerone mandò dei sicari nella villa dove la donna si era rifugiata.

'La barca affonda'. Olio di Gustav Wertheimer. XIX secolo

'La barca affonda'. Olio di Gustav Wertheimer. XIX secolo

Foto: Culture images / ACI

Agrippina non voleva accettare che il suo stesso figlio avesse intenzione di ucciderla ma, davanti all’evidenza, mostrò con un gesto drammatico il ventre ai criminali perché la colpissero lì dove aveva portato in grembo Nerone.

Per coprire il matricidio Nerone e i consiglieri si accordarono su una versione scellerata: Agrippina aveva cercato di uccidere l’imperatore e, non riuscendo nell'intento, si era tolta la vita. E perché risultasse più convincente, le ascrissero ogni sorta di crimini: dissero che aveva «sperato di dividere con lui il potere, di far giurare nel nome di una donna le coorti pretorie» e che voleva trascinare nel degrado il popolo di Roma e il senato. Così si concluse, nel 59 d.C., l’avventura esistenziale e politica dell’Augusta Agrippina: senza onori funebri, con la reputazione distrutta. Perfino il giorno del suo compleanno venne dichiarato nefasto.

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