1709: l'inverno più rigido della storia d'Europa

Tra gennaio e aprile 1709 il continente europeo fu investito da un’anomala ondata di freddo che paralizzò l’intera regione, causando un elevato numero di vittime tra la popolazione

Il grande inverno, ricordato come il più gelido e disastroso degli ultimi cinque secoli, cominciò alla vigilia dell’Epifania del 1709. Il giorno seguente, l’Europa occidentale e parte del bacino del Mediterraneo si svegliarono sotto una coltre di ghiaccio che si mantenne per diversi mesi. Restarono escluse dall’ondata di gelo la Scandinavia e parte della Turchia.

L’ondata di freddo che arrivò nel 1709 seppellì l’Europa sotto un manto di neve. Artista italiano del secolo XVIII, Castello Sforzesco, Milano

L’ondata di freddo che arrivò nel 1709 seppellì l’Europa sotto un manto di neve. Artista italiano del secolo XVIII, Castello Sforzesco, Milano

Foto: Mondadori / Album

Le ragioni di questo freddo polare inatteso e straordinario nella maggior parte di queste regioni è da ricercarsi in alcuni mutamenti climatici del nostro pianeta. Oltre all’eruzione negli anni precedenti di diversi vulcani, tra cui quello di Santorini, in Grecia, il Vesuvio, il Fuji in Giappone e il Teide di Tenerife, si verificarono due fenomeni che, combinati assieme, strinsero nella morsa del gelo il pianeta: il culmine della cosiddetta “piccola glaciazione” e il prevalere dell’anticiclone termico russo.

Con il primo termine si suole indicare il raffreddamento generale e radicale che si verificò nel Vecchio Continente a partire dal Medioevo e che, dalla metà dell’Ottocento, ha lasciato il posto al fenomeno opposto. Alcuni sostengono che tali glaciazioni siano la conseguenza di periodiche variazioni dell’intensità solare: ogni 250-300 anni il Sole diminuisce la sua attività, così come accadde nel 1709, quando si registrò il cosiddetto Minimo di Maunder e l’emissione di energia solare diminuì significativamente.

Il secondo fattore, l’anticiclone russo, chiamato dagli esperti anche “orso”, riguarda una vasta area di alta pressione e basse temperature: si tratta di un fenomeno che si verifica sempre nell’atmosfera nelle regioni asiatiche occidentali, di solito contrastato dalle correnti provenienti dall’Atlantico. Se queste però non riescono a prevalere, le temperature crollano. Nel 1709 l’anticiclone, che durante l’inverno precedente aveva pesantemente interessato la Russia, si dilatò andando a investire anche l’Europa.

In quest'incisione il ministro delle finanze francese Henri-François D’Aguesseau autorizza la distribuzione di grano presso un granaio della città nell'inverno del 1709

In quest'incisione il ministro delle finanze francese Henri-François D’Aguesseau autorizza la distribuzione di grano presso un granaio della città nell'inverno del 1709

Foto: Library of Congres

   

I termometri di Parigi regstrarono, secondo i resoconti che ci sono pervenuti, un’escursione termica di circa 30 gradi in poche ore. In Italia, per una ventina di giorni la Pianura Padana fu bloccata in una morsa di gelo insolito con temperature che raggiunsero anche i -40 °C. Secondo un racconto dell’epoca: “Cadde tanta neve che non si poteva uscir di casa e i tetti, per l’ingente pondere ebbero incredibile rovina dopodiché alcuni si aprirono ed altri caddero”. L’unico osservatorio meteorologico esistente era quello di Berlino che registrò una temperatura media del mese di -8,7°C e una minima di -29,4 °C.

I fiumi, la rete di canali e anche i porti marittimi rimasero bloccati dal ghiaccio. Gelarono la Vistola, il Reno, il Danubio, la Mosa, la Garonna, l’Ebro, la Senna, e perfino la foce del Tago a Lisbona, così come il Lago di Costanza e quello di Zurigo, e, parzialmente, quello di Ginevra. Anche i porti mediterranei di Genova, Marsiglia e Livorno subirono la stessa sorte. La neve coprì completamente le strade. Non si riuscivano più a trovare beni di prima necessità e, poiché scarseggiava la legna da ardere, gli abitanti bruciavano i propri mobili per scaldarsi.

Un intero continente in crisi

Il grande freddo non risparmiò nessuno, nemmeno le abitazioni signorili, dotate di ampie finestre che non offrivano alcun isolamento termico. A Versailles, Elisabetta Carlotta del Palatinato, duchessa d’Orléans, cognata del re Luigi XIV, scrisse a un suo parente a Hannover: «Sono qui seduta davanti a un grosso fuoco, ho un paravento davanti alla porta, sono barricata in casa, con una pelliccia di ermellino attorno al collo e una d’orso sui piedi. Sono così infreddolita che a malapena riesco a tenere in mano la penna per scriverti. Non ho mai visto in vita mia un inverno come questo».

La reggia di Versailles coperta di neve. Particolare dei giardini e di una fontana ghiacciata decorata con splendide statue

La reggia di Versailles coperta di neve. Particolare dei giardini e di una fontana ghiacciata decorata con splendide statue

Foto: Rieger Bertrand / Gtres

Il brusco calo termico fece gelare nelle botti il vino nelle cantine di Versailles. Le conseguenze su animali e piante furono drammatiche: i pesci congelarono nei fiumi, morirono migliaia di uccelli e, soprattutto nel nostro Paese, in Liguria e in Emilia Romagna, perirono sotto la morsa del gelo tutte le piante da frutto, quali meli, ciliegi, noci che solitamente resistono a temperature bassissime. A Venezia i contadini portavano i generi alimentari a piedi sui canali ghiacciati. Gelarono molti fiumi, tra cui il Po, che fu ricoperto da uno strato di ghiaccio di circa 70 centimetri, sul quale passavano uomini, carri e cavalli. Roma e Firenze rimasero isolate per le intense nevicate. Nelle campagne le coltivazioni di ulivo, vite e agrumi furono seriamente compromesse o distrutte. In molti casi i terreni coltivati prima del 1709 non poterono più essere recuperati. Anche nell’Adriatico, come in molti altri porti d’Europa, le gelate bloccarono le imbarcazioni, i cui equipaggi morirono di freddo e di fame.

Nel resto d’Europa la situazione era perfino peggiore. Il Tamigi si congelò, così come i canali e il porto di Amsterdam, mentre il Mar Baltico rimase ghiacciato per quattro mesi. Racconta un anonimo cronista dell’epoca che nella Valle della Loira, in Francia, «tutto quello che era stato seminato andò completamente distrutto. La maggior parte delle galline morì di freddo, e così pure il bestiame nelle stalle. Al poco pollame sopravvissuto si vide congelare e cadere la cresta. Molti uccelli, anatre, pernici, beccacce e merli, morirono e furono trovati stecchiti sulle strade e sugli spessi strati di ghiaccio e di neve. Querce, frassini e altri alberi di pianura si spaccarono per il gelo: due terzi dei noci morirono. Anche due terzi delle viti perirono, e tra queste le più vecchie».

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Fame, epidemie e instabilità

Con leggere oscillazioni, le temperature si mantennero basse fino a primavera. Ma il freddo non fu l’unica piaga da affrontare: al gelo seguirono fame, inondazioni ed epidemie. La neve che si era accumulata nei mesi invernali provocò intense inondazioni al suo scioglimento e le epidemie non si fecero attendere. Aumentarono e si diffusero malattie bronco-polmonari. Il freddo e la fame favorirono il diffondersi dell’influenza, che era scoppiata a Roma l’anno precedente, fino a renderla una pandemia che si sarebbe estesa per quasi tutta l’Europa tra il 1709 e il 1710. Inoltre, dall’Impero ottomano giunse la peste.

In quest'incisione di Giuseppe Maria Mitelli è rappresentata la successione fatale di eventi del 1709: la povertà e la fame, la piccola glaciazione, la guerra che devastò l’Europa e le terribili epidemie

In quest'incisione di Giuseppe Maria Mitelli è rappresentata la successione fatale di eventi del 1709: la povertà e la fame, la piccola glaciazione, la guerra che devastò l’Europa e le terribili epidemie

Foto: British Museum / Scala, Firenze

La carestia che seguì fu drammatica. Le terribili ondate di freddo avevano lasciato un panorama desolato nelle campagne, distruggendo la maggior parte dei raccolti. Nelle città scarseggiava il cibo, perché dalle campagne non arrivavano più generi alimentari. Questa crisi portò di conseguenza a un aumento del prezzo del grano e dei beni di prima necessità.

La difficile situazione di sopravvivenza generò anche episodi di violenza. I contadini si riunirono in bande per assaltare le panetterie o attaccare i convogli di grano diretti in città. Le autorità in alcuni stati cercarono di reagire alla drammatica situazione. In Francia, Luigi XIV predispose la distribuzione gratuita di pane e obbligò l’aristocrazia ad aprire delle mense di beneficenza. Fece abbassare il prezzo del pane e ordinò che si dichiarasse la quantità di grano posseduto. A Londra, la regina Anna Stuart ordinò l’acquisto di carbone che poi fece distribuire alla popolazione. Cominciò un periodo di elevata mortalità e bassa natalità. È difficile misurare con esattezza il numero dei decessi. Nel solo mese di gennaio Parigi registrò 24.000 morti. Si è concordi nel ritenere che il freddo eccezionale e la carestia di quell’anno abbbia causato un numero di vittime senza precedenti: si stima che morì circa un milione di persone su un totale di 22 milioni di abitanti.

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