Storia della Matematica: La Quarta Dimensione

Non capita spesso che le teorie matematiche trascendano l’ambito puramente scientifico e si diffondano in tutte le altre manifestazioni culturali degli esseri umani e nella società in generale, e quando lo fanno, si tratta di solito di incursioni timide e sporadiche, o di superficiali mode passeggere. Ciononostante, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, la società fu affascinata dalla possibilità dell’esistenza di dimensioni superiori alla nostra tridimensionalità.

Sarebbe stato normale che la doppia rivoluzione scientifica, che vide la scoperta delle geometrie non euclidee e la nascita della geometria differenziale, restasse sconosciuta per la maggior parte dei membri della società dell’epoca e, per quanto importanti potessero essere dette teorie matematiche dal punto di vista scientifico, richiamasse l’attenzione solo degli scienziati cui tali teorie erano in realtà rivolte. Sorprendentemente, la quarta dimensione catturò l’immaginario collettivo fino al punto di costituire un argomento comune di discussione persino nelle chiacchiere quotidiane, e ad essa vennero dedicate pubblicazioni di tipo generale e divulgativo. Il primo peculiare indizio sulla popolarità che raggiunse la quarta dimensione in quel tempo si percepisce dal fatto che furono proprio gli scienziati a promuovere la divulgazione di detti concetti tramite conferenze, articoli e libri, inizialmente diretti alla sola comunità scientifica e, successivamente, al pubblico in generale. La cosa più sorprendente è proprio che la divulgazione di questo tema matematico, iniziata dai suoi protagonisti, non rimase confinata nell’ambito della scienza, ma arrivò al resto della società come si mostrerà nelle prossime pagine. Gli scienziati utilizzarono la quarta dimensione per tentare di descrivere l’universo e, di seguito, gli spazi multidimensionali diventarono uno strumento molto utile per la scienza. I filosofi meditarono sul concetto di spazio, sulla forma e struttura dell’universo, sulla nostra propria esistenza e, più in generale, la quarta dimensione contribuì allo sviluppo di sistemi filosofici idealisti. I teologi e le persone religiose in senso lato si avvicinarono alla quarta dimensione come ad un percorso per conoscere e riflettere su Dio, il paradiso e l’inferno, le anime, gli spiriti o le esperienze verso realtà superiori. Anche mistici, spiritisti, teosofi o supposti profeti fecero uso dell’universo che la quarta dimensione apriva davanti a loro. Gli scrittori utilizzarono nelle loro opere gli aspetti più affascinanti della stessa, come potevano essere le visite di esseri tetradimensionali, i viaggi in altre dimensioni, i poteri miracolosi di coloro che potevano spostarsi nella quarta dimensione, gli universi paralleli o i viaggi nel tempo. Per gli artisti significò la rottura con la prospettiva rinascimentale, la ricerca di un nuovo linguaggio e un percorso verso una realtà superiore. La società in generale finì per fantasticare sulla possibilità che gli uomini, o i loro spiriti, vivessero in uno spazio di quattro dimensioni. Una delle opere che più contribuì a diffondere il concetto della quarta dimensione in quell’epoca e che continua ad essere oggi un riferimento obbligato per coloro che fossero interessati a questo principio matematico è Flatlandia: Racconto fantastico a più dimensioni. Per questo motivo, inizieremo il nostro percorso attraverso la lettura di tale opera e le sue riflessioni.

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