Editoriale 82

Teodosio fu l’imperatore che ufficializzò, con l’Editto di Tessalonica, il cristianesimo quale religione unica dell’Impero. In poco più di tre secoli, questo culto di origini orientali era passato, a Roma, da qualche migliaio di adepti alla consacrazione ufficiale da parte dello Stato. Sono molti i motivi che portarono all’affermazione del cristianesimo – religione egualitaria, che predicava la fratellanza, la solidarietà e l’aspettativa di una vita eterna – in una società, quella romana, che inizialmente ne era agli antipodi: fortemente classista, con cittadini devoti più allo Stato che ai propri simili, e che negava l’esistenza di un mondo ultraterreno. L’Ade era considerato il buio, la notte infinita, soggiorno delle ombre dei defunti. Ma proprio per questi valori il cristianesimo ebbe una grossa affermazione nei secoli III e IV, epoca in cui l’Impero augustano iniziò a entrare in crisi dal punto di vista sociale ed economico. Così, gli imperatori iniziarono a temere che la nuova religione, sempre più diffusa, minacciasse la pax deorum, quella protezione degli dei considerata alla base delle fortune di Roma dall’epoca romulea (da qui le persecuzioni del III secolo). Sempre con questo obiettivo, Costantino, nel 313, operò invece un cambio di rotta: liberalizzò il cristianesimo perché capì che gli conveniva allearsi con il Dio che in quel momento era il più forte. E Teodosio non fece che suggellare definitivamente l’alleanza.

Giorgio Rivieccio

Direttore

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