Editoriale 129

Chi arriva per la prima volta in Sardegna rimane spesso sorpreso di
trovarsi di fronte, quasi ovunque si giri a guardare, dei peculiari edifici
in pietra, simili a torri ma dalla forma conica. Per molti, stranieri e non,
la successiva sorpresa è rendersi conto di non saperne praticamente
nulla. I nuraghi sono gli emblemi di una civiltà sviluppatasi nell’Età
del bronzo e contemporanea a quella cretese, o minoica, ben più nota
e studiata. Viene da chiedersi come mai la cultura nuragica non lo sia
altrettanto, neppure nelle scuole sarde, soprattutto se si considerano
alcune sue caratteristiche. Difatti nel complesso la civiltà nuragica ebbe
una vita molto lunga (oltre un millennio) e ha lasciato numerosi reperti
archeologici. Questi danno prova di un popolo ben organizzato che
viaggiava per mare, commerciava e combatteva in difesa della sua gente
e del suo territorio. Solo una parte di tali testimonianze sono giunte
fino a noi: molti siti non sono stati ancora studiati per bene, spesso
per mancanza di fondi. Tale carenza è purtroppo generalizzata quando
si parla di patrimonio archeologico, in Italia ma non solo. Affinché
i beni archeologici vengano conservati e valorizzati è fondamentale
conoscerli. Negli ultimi anni i mezzi di comunicazione italiani e stranieri
hanno iniziato a mostrare interesse nei confronti della Sardegna antica,
specialmente grazie al recente progetto di conservazione dei “Giganti” di
Mont’e Prama, anch’essi figli della civiltà nuragica. L’équipe di Storica è
orgogliosa di poter contribuire alla conoscenza di questo patrimonio così
vicino e così importante dedicandogli finalmente lo spazio che merita.
ELENA LEDDA
Vicedirettrice editoriale

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