Editoriale 123

Non c’è forse al mondo un esempio di genio così universale,
inventivo, incapace di contentarsi, avido d’infinito e naturalmente
raffinato, proteso in avanti, al di là del suo secolo e di quelli
successivi». Nel 1866 Hippolyte Taine descriveva così, nel suo libro
Voyage en Italie, il genio di Leonardo da Vinci. Cinquecento anni dopo
la sua morte Leonardo rappresenta ancora tutto ciò che ha incarnato
in vita: la curiosità, la voglia di conoscere, di scoprire e di capire il
mondo che tanto hanno influito negli anni del Rinascimento. Morì
il 2 maggio 1519. Secondo la leggenda esalò l’ultimo respiro tra
le braccia del re di Francia Francesco I. Probabilmente si tratta di
un’invenzione, ma di sicuro da Vinci morì oltralpe e lì fu sepolto
come da lui stesso stabilito nelle ultime volontà. Trascorse gli ultimi
anni della sua vita ad Amboise, libero finalmente di creare, inventare,
disegnare presso la corte di un sovrano che non gli imponeva nulla,
ma che godeva semplicemente della sua vicinanza e delle sue opere.
Leonardo sapeva, quando intraprese il suo viaggio verso la corte di
Francia nel 1517, che quello sarebbe stato l’ultimo. Deluso dallo scarso
successo che aveva ottenuto negli ultimi anni a Roma e preoccupato
per il suo futuro dopo la morte di Giuliano de’ Medici, scelse di
partire e di non farvi ritorno. Portò con sé quasi tutti i suoi beni
e diversi dipinti, che successivamente vendette al re. Di questi nel
testamento di Leonardo non vi è traccia, giacché non erano più di
sua proprietà: l’autore decise che sarebbero appartenuti alla corona
di Francia. Oggi quasi tutti sono esposti al Museo del Louvre.

Vuoi essere sempre informato sulle iniziative di Storica? iscriviti subito